,

Incontro con i candidati a Sindaco della Città di Torino sulle tematiche politiche e amministrative che riguardano la disabilità

Anffas Torino ha organizzato un incontro con i candidati a Sindaco della Città di Torino (ricordiamo che si vota domenica 3 e lunedì 4 ottobre), per discutere con loro delle tematiche politiche e amministrative che riguardano la disabilità: l’evento si terrà venerdì 24 settembre a partire dalle ore 9.30, in un luogo simbolico come la sede del Centro Servizi per il Volontariato, in via Giolitti 21 a Torino. I posti in sala saranno limitati a causa delle normative di sicurezza, l’incontro verrà trasmesso in diretta Facebook sulla pagina @anffas.torino per essere fruibile a tutte le persone interessate.

Riportiamo la lettera di invito indirizzata ai candidati, con tre domande cui saranno chiamati a rispondere.


Oggetto: confronto tra i candidati a Sindaco di Torino sul tema della disabilità

Gentili candidate e gentili candidati,

le tematiche politiche e amministrative che riguardano la disabilità sono urgenti e sempre attuali, visto che concorrono alla qualità di vita delle persone e riguardano un numero sempre maggiore di persone, di fronte al progressivo invecchiamento della popolazione; sono trasversali – non parliamo solo di sanità, ovviamente, ma di lavoro, abitazioni, trasporti, istruzione e formazione professionale, sport, cultura ecc. – e universali, danno la cifra del grado di civiltà che una città è in grado di offrire ai suoi cittadini, a tutti i suoi cittadini. E sono in evoluzione: bisogna favorire il passaggio, già in atto, dal modello di riferimento medico-legale a quello bio-psico-sociale.

Anffas Torino, che ho l’onere e l’onore di presiedere, è l’associazione delle famiglie con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo (ovvero più dell’80% della disabilità: sia detto per inciso, il simbolo della carrozzina che riassume la disabilità è fuorviante in quanto ne rappresenta circa il 5%) che opera sul territorio nazionale, regionale e cittadino da più di 60 anni. La rappresentanza politica è uno dei suoi principali ambiti di azione, ne è esempio il Tavolo regionale sulla disabilità operativo da più di un anno.

Con queste premesse, abbiamo deciso di organizzare un confronto tra i candidati a Sindaco per la Città di Torino, nella mattinata di venerdì 24 settembre a partire dalle ore 9.30, in un luogo simbolico come la sede del Centro Servizi per il Volontariato, in via Giolitti 21 a Torino. Il nostro invito è esteso ai principali candidati o, in caso di impossibilità a partecipare in prima persona, a un loro rappresentante che abbia la delega a parlare, e perché no a impegnarsi, sui temi della disabilità.

Aiutati da alcuni “esperti” del settore, chiamati a stimolare il dibattito, proporremmo ai partecipanti alla discussione tre domande, secondo noi centrali per delineare una “seria” politica sulla disabilità.

  • Vi impegnate a non decidere nulla su di noi e sulle nostre famiglie senza di noi? Siete disposti a praticare una reale co-progettazione e co-programmazione?

Tavolo permanente cittadino sulla disabilità, sì o no?

  • L’offerta di servizi e supporti della città è datata, non ci sono servizi e supporti sufficienti per tutti perché il sistema di rilevazione del bisogno è obsoleto.

Rientra nel vostro programma una rilevazione precisa dei bisogni delle persone con disabilità? Avete intenzione di porre rimedio alla carenza di servizi, per esempio sbloccando gli accreditamenti?

  • “L’attuale sistema di valutazione dei servizi si basa prevalentemente su criteri quantitativi (minuti di personale impiegati) e strutturali, peraltro con regole che prevedono unicamente supporti legati alle disabilità fisiche. Noi chiediamo l’istituzione di un sistema di vigilanza che preveda anche una rilevazione dell’effettiva qualità del servizio offerto, attraverso il coinvolgimento diretto delle principali associazioni di rappresentanza delle famiglie.

Vi impegnate ad adottare un sistema di vigilanza qualitativo e partecipato, e dare evidenza pubblica dei verbali delle verifiche effettuate?

Certo di una pronta risposta, che confermi la vostra partecipazione al dibattito organizzato da Anffas Torino, vi saluto cordialmente.

Giancarlo D’Errico
Presidente Anffas Torino

Verso le elezioni per Sindaco, Consiglio comunale e Circoscrizioni di Torino: la guida al voto

Domenica 3 e lunedì 4 ottobre si vota per l’elezione diretta dei Sindaci e il rinnovo del Consiglio comunale, nonché dei Consigli circoscrizionali del Comune di Torino. L’eventuale turno di ballottaggio è previsto nei giorni di domenica 17 e di lunedì 18 ottobre.


GUIDA AL VOTO

Elezione del Sindaco e del Consiglio Comunale (scheda azzurra)

L’elettore può:

  1. votare per un candidato alla carica di sindaco e per una delle liste ad esso collegata:
  • tracciando un segno sul contrassegno di una lista;

oppure

  • tracciando due segni: uno sul nominativo del candidato sindaco prescelto e l’altro sul contrassegno di una lista ad esso collegata (voto rafforzativo);
  1. votare per un candidato alla carica di sindaco e per una lista ad esso NON collegata,tracciando due segni:
  • uno sul nominativo del candidato sindaco prescelto
  • l’altro sul contrassegno di una lista ad esso NON collegata (voto disgiunto);
  1. votare solo per un candidato alla carica di sindaco,
    tracciando un segno sul nominativo del candidato sindaco prescelto, senza segnare alcun contrassegno di lista. In tal caso è esclusa ogni attribuzione di voto alla lista o alle liste collegate al candidato sindaco votato;
  2. votare solo per uno o due candidati alla carica di consigliere comunale(cioè esprimere uno o due voti di preferenza purché riguardanti candidati di sesso diverso), segnando sull’apposita riga tracciata alla destra di ogni contrassegno i nominativi dei candidati a consigliere comunale appartenenti alla lista prescelta, senza apporre alcun segno di voto sul relativo contrassegno. In tal caso, è validamente votata anche la lista cui appartengono i candidati a consigliere preferiti nonché il candidato alla carica di sindaco collegato alla lista stessa, salvo che l’elettore si sia avvalso della facoltà di esprimere un voto disgiunto.

Elezione del Consiglio Circoscrizionale: (scheda verde)

L’elettore può:

  1. votare per una lista di candidati,tracciando un segno sul contrassegno della lista prescelta;
  2. votare solo per un candidato o due(purché candidati di sesso diverso) alla carica di consigliere della propria circoscrizione di appartenenza, segnando sull’apposita riga tracciata a fianco di ogni contrassegno, il nominativo di un candidato consigliere della lista prescelta, senza apporre alcun segno di voto sul contrassegno al quale appartiene il candidato consigliere preferito.
    In tal caso, s’intende validamente votata anche la lista cui appartiene il candidato consigliere circoscrizionale preferito.

Si rammenta quindi che l’elettore può manifestare uno o due voti di preferenza.
La preferenza si esprime scrivendo il cognome del candidato consigliere prescelto (o prescelti purché i due candidati siano di sesso diverso ed appartenenti alla stessa lista)


 

Sul sito del Comune di Torino, tutte le indicazioni utili per votare sono indicate nello “speciale alle elezioni amministrative 2021“.

Di particolare interesse per le famiglie di Anffas Torino, le indicazioni per il voto domiciliare e il voto assistito, che riportiamo qui di seguito.

Voto domiciliare

Sono ammessi al voto domiciliare:

  • gli elettori affetti da gravi infermità che si trovino in condizioni di dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali tali da impedirne l’allontanamento dall’abitazione in cui dimorano;
  • gli elettori affetti da gravissime infermità, tali che l’allontanamento dall’abitazione in cui dimorano risulti impossibile anche con l’ausilio del trasporto pubblico che i comuni organizzano, in occasione di consultazioni, per facilitare agli elettori disabili il raggiungimento del seggio elettorale.

Le disposizioni sul voto domiciliare, si applicano per le elezioni Amministrative, agli elettori richiedenti che dimorano nell’ambito territoriale del comune stesso di iscrizione elettorale.
L’elettore interessato deve far pervenire al Comune nelle cui liste elettorali è iscritto, tra il quarantesimo e il ventesimo giorno antecedente la data della votazione, un’espressa dichiarazione attestante la volontà di esprimere il voto.

Disponibile il modulo per l’ammissione all’esercizio del voto domiciliare (.pdf)

La domanda di ammissione al voto domiciliare, deve indicare l’indirizzo dell’abitazione in cui l’elettore dimora ed un recapito telefonico, e deve essere corredata di copia della tessera elettorale, copia del documento di riconoscimento e di idonea certificazione sanitaria rilasciata da un funzionario medico di medicina legale, designato dagli organi dell’A.S.L.
La certificazione medica deve riprodurre l’esatta formulazione normativa, attestante, quindi, la sussistenza in capo all’elettore delle condizioni di infermità di cui all’art. 1, comma 1, della L. 46/2009.
Questa certificazione, può inoltre attestare l’eventuale necessità del voto assistito.

La domanda può essere presentata:

Per ulteriori informazioni telefonare al numero: 011.01125579 oppure 011.01125572 dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00

Torna su

Voto assistito

Gli elettori con grave infermità possono essere accompagnati all’interno della cabina elettorale da un accompagnatore che può essere un familiare o un’altra persona liberamente scelta, purché siano iscritti nelle liste elettorali di un qualsiasi comune della Repubblica.
Sono da considerare fisicamente impediti ad esercitare materialmente ed autonomamente il diritto di voto:

  • i ciechi;
  • gli amputati nelle mani;
  • gli affetti da paralisi o da altro impedimento di analoga gravità.

Per votare con un accompagnatore, deve ricorrere una delle seguenti condizioni:

  • l’impedimento fisico sia evidente;
  • sulla tessera elettorale il Comune abbia apposto il timbro con la sigla “AVD”;
  • l’elettore sia in possesso del libretto nominativo di pensione di invalidità civile rilasciato dall’INPS recante all’interno la fotografia del titolare, l’indicazione categoria “ciechi civili” ed uno dei seguenti codici 10, 11, 15, 18, 19, 06, 07;
  • l’elettore esibisca un certificato medico, rilasciato da un funzionario medico dell’A.S.L., attestante l’impedimento ad esprimere il voto senza l’aiuto di un altro elettore.

Nessuno può esercitare la funzione di accompagnatore per più di un portatore di impedimento fisico in occasione della stessa votazione.

Modalità per ottenere l’apposizione sulla tessera del timbro AVD

L’elettore può richiedere l’annotazione del diritto al voto assistito “AVD” recandosi all’Ufficio Elettorale in corso Valdocco 20, presentando la seguente documentazione:

  • documento di identità;
  • tessera elettorale rilasciata dal Comune;
  • certificato medico attestante l’impossibilità ad esprimere il diritto di voto.

Il certificato medico che attesta l’impedimento permanente all’esercizio del voto, deve essere rilasciato gratuitamente da funzionari medici autorizzati dall’A.S.L. e deve attestare che l’infermità fisica impedisce in modo permanente all’elettore l’espressione del voto senza l’aiuto di altra persona. Non sono validi i certificati rilasciati dai medici di famiglia.
Per gli elettori non vedenti è sufficiente esibire, oltre alla tessera elettorale in originale ed a un valido documento d’identità, il libretto nominativo di pensione, rilasciato dall’INPS oppure il verbale della Commissione medica che attesti la cecità assoluta.
In caso di impossibilità, la richiesta di apposizione del timbro “AVD” presso l’ufficio elettorale di corso Valdocco 20 potrà essere presentata da persona di fiducia dell’elettore interessato.

Benvenuto all’avvocato Silvia Greco nello staff di assistenza legale di Anffas Torino

Il sostegno in campo legale alle persone con disabilità intellettiva e alle loro famiglie, nei percorsi spesso lunghi e tortuosi per ottenere il pieno riconoscimento dei loro diritti, è tra le prerogative di Anffas Torino.

È notizia di questi giorni il primo successo conseguito dall’avvocato Silvia Greco in un’azione legale contro l’INPS volta ad ottenere il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento. “Festeggiamo il primo successo ufficiale di Silvia Greco, membro del nostro staff legale, su cui l’Anffas ha investito positivamente” commenta il presidente Giancarlo D’Errico, che continua: “La causa  contro l’INPS si prospettava complessa e complicata, ma la nostra Silvia con competenza e caparbietà è riuscita ad ottenere il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento. Complimenti Silvia e buon lavoro!”

Ma che cos’è l’indennità di accompagnamento, chi ne ha diritto e come si ottiene? Ecco tutte le risposte, tratte proprio dal sito internet dell’INPS.

CHE COS’È – L’indennità di accompagnamento è una prestazione economica, erogata a domanda, in favore dei soggetti mutilati o invalidi totali per i quali è stata accertata l’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita.

A CHI SPETTA – L’indennità di accompagnamento spetta al solo titolo della minorazione, cioè è indipendente dall’età e dalle condizioni reddituali.

REQUISITI – Per ottenere l’indennità di accompagnamento sono necessari i seguenti requisiti:

  • riconoscimento di totale inabilità (100%) per affezioni fisiche o psichiche;
  • impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore, ovvero impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita e la conseguente necessità di un’assistenza continua;
  • cittadinanza italiana;
  • per i cittadini stranieri comunitari: iscrizione all’anagrafe del Comune di residenza;
  • per i cittadini stranieri extracomunitari: permesso di soggiorno di almeno un anno di cui all’art. 41 TU immigrazione;
  • residenza stabile ed abituale sul territorio nazionale.

Per gli ultrasessantacinquenni (non più valutabili sul piano dell’attività lavorativa) il diritto all’indennità è subordinato alla condizione che essi abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni dell’età.

A partire dal 25 giugno 2014 ai minori titolari di indennità di accompagnamento, al compimento della maggiore età, viene automaticamente riconosciuta la pensione di inabilità riservata ai maggiorenni totalmente inabili . La prestazione, che si aggiunge all’indennità di accompagnamento già in godimento, spetta senza necessità di presentare domanda amministrativa e senza necessità di ulteriori accertamenti sanitari.

Rimane fermo l’obbligo di presentare tempestivamente, al raggiungimento della maggiore età, il modello AP70 che attesti il possesso dei requisiti socio-economici previsti dalla legge.

L’indennità è compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa ed è concessa anche ai minorati che abbiano fatto domanda dopo il compimento del sessantacinquesimo anno di età.

Sono esclusi dal diritto all’indennità di accompagnamento gli invalidi che:

  • siano ricoverati gratuitamente in istituto per un periodo superiore a 30 giorni;
  • percepiscano un’analoga indennità per invalidità contratta per causa di guerra, di lavoro o di servizio, salvo il diritto di opzione per il trattamento più favorevole.

L’indennità di accompagnamento è compatibile e cumulabile con la pensione di inabilità e con le pensioni e le indennità di accompagnamento per i ciechi totali o parziali (soggetti pluriminorati).

LA DOMANDA – Per poter presentare la domanda, è necessario prima recarsi dal proprio medico di base e chiedere il rilascio del certificato medico introduttivo (vedi Accertamento sanitario).

Una volta ottenuto il certificato, il cui codice identificativo va obbligatoriamente allegato, può essere presentata la domanda esclusivamente per via telematica attraverso uno dei seguenti canali:

  • direttamente da sito www.inps.it, se in possesso del codice PIN rilasciato dall’Istituto, seguendo il percorso: Servizi on line>Servizi per il cittadino>Invalidità civile: invio domanda di riconoscimento dei requisiti sanitari. In caso di minore, il codice PIN da utilizzare deve essere quello del minore, non quello del genitore o del tutore;
  • tramite gli enti di patronato o le associazioni di categoria dei disabili (ANMIC, ENS, UIC, ANFASS), usufruendo dei servizi telematici offerti dagli stessi.

A partire dal 4 luglio 2009 (con l’eccezione delle domande di aggravamento presentate dai malati oncologici) non è possibile presentare una nuova domanda per la stessa prestazione fino a quando non sia esaurito l’iter di quella in corso o, in caso di ricorso giudiziario, finché non sia intervenuta una sentenza passata in giudicato.

QUANDO SPETTA – Il pagamento delle prestazioni decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda.

QUANTO SPETTA – L’indennità viene corrisposta per 12 mensilità e per l’anno 2016 l’importo è pari a 512,34 euro mensili.

,

Disability Film Festival – “Modi di essere”, dal 17 al 19 settembre ai Laboratori di Barriera a Torino

Tre giorni di film, libri, musica e incontri: è questa l’essenza della 1° edizione del Disability Film Festival – “Modi di essere”, rassegna cinematografica in programma dal 17 al 19 settembre 2021 in Via Baltea 3 – Laboratori di Barriera a Torino. L’evento è organizzato da Associazione Volonwrite ODV, impegnata dal 2009 nella comunicazione sociale con l’obiettivo di proporre un linguaggio moderno e inclusivo offrendo pari opportunità in ambiente non protetto a giovani con e senza disabilità. L’obiettivo del DFF è quello di affrontare la tematica della disabilità a 360 gradi, superando gli stereotipi e i pregiudizi che storicamente la attanagliano e contaminano la sua rappresentazione attraverso storie e persone in grado di ribaltare le prospettive di pietismo ed eroismo verso un approccio più quotidiano.

A raccontare questa “visione” saranno principalmente le parole e i linguaggi espressivi: non a caso, gli ospiti più attesi sono sicuramente l’attivista e scrittore Luca Trapanese, primo uomo single ad aver adottato una bambina con sindrome di Down in Italia, e Martina Caironi, due volte campionessa paralimpica, pluri-campionessa mondiale ed europea nei 100 metri e recentemente medaglia d’argento nello storico podio azzurro a Tokyo 2020. Il primo parteciperà alla cerimonia di inaugurazione (in programma venerdì 17 alle ore 17) e presenterà il proprio libro “Nata per te – Storia di Alba raccontata tra noi” (sabato 18 alle 15), mentre la seconda risponderà alle domande del Coordinatore del DFF Marco Berton (sabato 18 alle 16.30) in una speciale intervista e a quelle della Direttrice artistica Carmen Riccato e del pubblico – insieme al regista Marco Zuin – dopo la proiezione del film “Niente sta scritto” (sabato alle 20.45) di cui è protagonista insieme al compianto giornalista Piergiorgio Cattani.

Per quanto riguarda i film, la selezione si è concentrata principalmente su cortometraggi e mediometraggi documentari di produzione indipendente, alcuni dei quali pluri-premiati durante prestigiosi festival nazionali e internazionali: la programmazione partirà venerdì 17 con “Tutti pazzi per Paolo” del regista torinese Donato Canosa (ore 18), storia del rapporto e della comune passione per il cinema tra uno studente autistico 12enne ed il proprio insegnante di sostegno, e con “Crisalidi” di Mirko Locatelli (ore 21), realizzato attraverso una serie di interviste a ragazze e ragazzi sul proprio modo di vivere la disabilità. Sabato 18 la sezione cinema proseguirà assumendo un respiro internazionale: in apertura di serata (ore 20.30), infatti, è prevista la proiezione di due cortometraggi particolarmente attesi come “A woman like me” di Isabel Morales Bondy (prima nazionale), storia del viaggio in Nepal di una donna danese sordocieca e dell’incontro con un’altra donna che vive la stessa condizione, e “If you knew” di Stroma Cairns, descrizione del rapporto tra due fratelli sordi; a seguire il già citato “Niente sta scritto”. Durante la giornata di domenica 19, infine, spazio all’approfondimento delle tematiche della sessualità e dell’affettività con “Indimenticabile” di Gianluca Santoni (ore 17.15), storia della prima esperienza di intimità di una giovane donna con disabilità, e “Non è amore questo” di Teresa Sala (ore 18), vero e proprio viaggio nella sfera privata della protagonista Barbara Apuzzo. Dopo ogni proiezione è previsto un incontro con i registi.

Un altro appuntamento molto importante del festival sarà quello con il giornalista e scrittore Matteo Spicuglia, autore di “Noi due siamo uno – Storia di Andrea Soldi, morto per un TSO”. Il libro, basato su uno dei fatti di cronaca più discussi degli ultimi anni, verrà presentato domenica 18 alle 15. Non mancheranno nemmeno i momenti di confronto con importanti personalità del mondo della cultura, come l’artista Marta Telatin e la scrittrice Alessandra Cinque (protagoniste della cerimonia d’apertura), e della comunicazione, come la critica esperta di cinema non convenzionale, diritti umani, politiche culturali e del lavoro Chiara Zanini (Rolling Stone, Sentieri Selvaggi e Elle Decor).

Dulcis in fundo, non poteva mancare il mondo della musica, grande protagonista di tutte le serate con artisti indipendenti della scena torinese come l’eclettica cantante e musicista italo-colombiana Estel Luz, il cantautore indie Ama il Lupo e il trombettista e compositore Ramon Moro. Ma non finisce qui, perché ad allietare le giornate nei momenti di pausa ci sarà anche il dj set curato da Luciano (storico dj del Fluido) e Gianluca “Cato” Senatore (chitarrista dei The Bluebeaters), mentre il DFF verrà anche “raccontato” dal vivo attraverso i disegni dello scrittore e vignettista Claudio Marinaccio (La Stampa, Il Foglio, Rolling Stone, Tuttosport, L’Huffington Post).

Il Disability Film Festival è organizzato con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in collaborazione con la Regione Piemonte e VolTo – Centro Servizi per il Volontariato e ha ricevuto il patrocinio della Regione Piemonte, della Città di Torino, della Circoscrizione 6 e del Comitato Italiano Paralimpico – Comitato Regionale del Piemonte. Un ringraziamento particolare va ai nostri partner: AIAS – Associazione Italiana Assistenza Spastici Torino, Associazione Museo Nazionale del Cinema, APIC – Associazione Portatori Impianto Cocleare, Atelier Héritage, Associazione ConTatto, Associazione + Cultura Accessibile, ENS – Ente Nazionale dei Sordi Torino, Associazione Culturale Forme in Bilico, Libreria La Città del Sole, Opera Viva – Artista di Quartiere, Associazione Pepitosa in Carrozza, Seeyousound – International Music Film Festival, Cooperativa Sumisura, UICI – Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Torino, UILDM – Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare Torino e Associazione Verba. Media partner del festival sono Disabili.com, Sicurezza e Lavoro e Torino Oggi.

LE PAROLE DI PROTAGONISTI E PROTAGONISTE

«Torino – spiega il Coordinatore del Disability Film Festival Marco Bertonè da sempre la città dei film festival tematici, basti pensare a rassegne del calibro di Seeyousound, Cinemambiente, Lovers e molte altre. In mezzo a tutta questa attenzione verso il mondo che ci circonda si sentiva la mancanza, però, di un focus specifico sulla disabilità: viste le premesse, e forti della positiva esperienza vissuta con l’organizzazione del convegno per il nostro decennale, abbiamo pensato di colmare questa lacuna attraverso il DFF. Siamo davvero orgogliosi di essere riusciti a portare a termine questa scommessa nonostante le mille difficoltà legate alla pandemia: il nostro obiettivo è quello di far uscire la tematica dai suoi luoghi tradizionali e istituzionali, portandola a confrontarsi con il mondo esterno, con la città e con i linguaggi espressivi, veri e propri ambasciatori di una rivoluzione culturale possibile; la scelta di realizzarlo in Via Baltea 3, nel quartiere Barriera di Milano, va intesa proprio in questa prospettiva».

«Con il titolo “Modi di essere” – sottolinea la Direttrice Artistica del DFF Carmen Riccatoabbiamo l’intenzione di rappresentare la nostra prospettiva rispetto alla tematica trattata:  è un punto di vista interno che sbaraglia l’impasse linguistica di cui è intriso il politically correct che vuole farsi inclusivo a cui siamo abituati nella narrazione quotidiana. Siamo infatti circondati da professionisti della comunicazione e dello spettacolo che presentano le persone con disabilità come sofferenti  o come se la diversità fosse qualcosa di altro, esterno alla persona stessa. Il nostro approccio ha un carattere fortemente identitario, nella convinzione che la disabilità influenzi – nel bene e nel male – il modo in cui stiamo al mondo e in cui ci relazioniamo con gli altri. Sullo schermo, tra le pagine o le note, le persone saranno al centro della quotidianità e del proprio universo interiore; i lavori presentati corrono lungo il margine di storie autentiche, non sempre consolatorie ma certamente vere».

«C’è fervore – commenta il Presidente di Associazione Volonwrite Mauro Costanzotra noi per questo primo “ciak” ormai così vicino: il Disability Film Festival è un progetto in cui crediamo molto e che ci offrirà l’opportunità di riflettere a 360 gradi sulla disabilità attraverso film, libri, sport  con una cifra che ci è consueta. Siamo orgogliosi di poter contare su un programma ricco e variegato con ospiti di rilievo. Tra tutti mi permetto di citare Martina Caironi, sarà bello averla tra noi! Cercheremo di cavalcare l’onda lunga delle Paralimpiadi in termini di entusiasmo, di ottica volta al positivo e anche, aspetto che ci riguarda da vicino, in termini di narrazione. Se il DFF va finalmente in scena è soprattutto grazie al prezioso supporto tecnico, logistico e organizzativo di Marco, Carmen e degli straordinari ragazzi di Volonwrite: considero il DFF un fiore all’occhiello per l’associazione e auspico che questa sia la prima di tante belle e coinvolgenti edizioni».

«Il Disability Film Festival – dichiara la Vice-Sindaca della Città di Torino Sonia Schellino – è una rassegna di grande valore, aperta a nuove prospettive sulla disabilità osservata attraverso la lente dell’esperienza della vita delle persone per scoprire la loro essenza. Storie di vita quotidiana e, insieme, uno spaccato della nostra società in cui le differenze arricchiscono travalicando limitazioni e deficit».

«Questo festival – aggiunge l’Assessore ai Diritti Marco Alessandro Giustaci permette di gettare lo sguardo nella vertigine della disabilità, accompagnandoci mano nella mano tramite le storie, le immagini, le voci delle persone che quotidianamente la vivono. Il tema delle differenze, che tanto ci spaventa perché viene ancora vissuto e narrato in un’ottica essenzialmente negativa, può invece permetterci di comprendere come la fatica della quotidianità di molte persone può essere ridotta o riassorbita avendo presente i loro bisogni e le loro necessità, restituendo alle protagoniste e ai protagonisti la propria voce raccontandosi per se stesse e per se stessi. In una città dove l’innovazione sociale è eccellenza storica, il Disability Film Festival ha il pregio di illuminare la strada verso una vera e concreta uguaglianza».

«Torino – afferma il Presidente di VolTo – Centro Servizi per il Volontariato Gerardo Gatto si conferma ancora una volta all’avanguardia nello sguardo che va oltre la disabilità, organizzando una rassegna con l’obiettivo di stimolare prospettive differenti, raccontare storie di vita e identità, di lavoro e relazioni, di percorsi e modi di essere. Ringrazio di cuore l’Associazione Volonwrite per essersi spesa in questa e tante altre occasioni per dare voce al racconto della tematica. Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato come volontari alla realizzazione di un evento così importante in un momento così complesso e sono grato anche a chi vi ha contribuito economicamente, sostenendo un momento di condivisione capace di coniugare cultura e sociale. Questi sono momenti che mi stanno a cuore perché vedo realizzato ciò per cui tanti si spendono ogni giorno, per offrire al prossimo un nuovo punto di vista e proposte culturali di qualità. In conclusione, ci tengo a sottolineare come da sempre VolTo sposi questa visione che guarda oltre alle barriere culturali, prima ancora di quelle architettoniche, mettendosi in prima linea al fianco di chi propone un mondo in cui le differenze sono una risorsa e non un ostacolo».

MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE PER IL PUBBLICO

L’ingresso al Disability Film Festival sarà gratuito su prenotazione: i biglietti sono disponibili sulla piattaforma Eventbrite;  in base alla normativa anti-Covid19 vigente, l’accesso al salone sarà consentito solamente con Green Pass e dopo misurazione della temperatura corporea. Tutti gli eventi e le proiezioni sono resi accessibili attraverso interpretariato LIS, sottotitolazione e audiodescrizione.

Per ulteriori informazioni
Marco Berton – Coordinatore del Disability Film Festival
E-mail: dff.volonwrite@gmail.com
Telefono: 3402679727
https://www.volonwrite.org/dff-2021-il-programma/

,

Performance teatrali dei ragazzi di Teatro8 a Palazzo Carignano

Domenica 26 settembre, presso Palazzo Carignano, i ragazzi del Teatro8 si esibiranno in alcune performance teatrali durante il giro di visita classico all’interno del palazzo.

I ragazzi sono suddivisi in tre gruppi di visita che partiranno a distanza di un’ora uno dall’altro (14.30, 15.30 e 16.30). La partenza del giro inizia nel cortile interno di Palazzo Carignano, l’ingresso è sull’omonima piazza.

Parte da Pianezza il progetto “Tip Tapp”: raccolta e riciclo dei tappi di sughero

Domenica 5 settembre a Pianezza, all’interno della 10° Sagra dei Melicotti, Anffas Torino ha presentato il progetto “Tip Tapp” con un apposito banchetto informativo.

Tip Tapp, sviluppato con il patrocinio del Comune di Pianezza e il sostegno della Fondazione CRT tramite il bando Vivomeglio, ha lo scopo di creare inclusione per i giovani con disabilità intellettiva, creando una reale opportunità di lavoro. Il progetto, di profonda valenza ecologica, consiste nella raccolta di tappi di sughero e del loro riciclo nella costruzione di pannelli per la coibentazione termica e acustica; saranno raccolte anche le gabbiette che li contengono, il cui metallo è facilmente riutilizzabile.

Questa iniziativa – che sensibilizza alla raccolta differenziata e sottolinea l’utilità del riciclo per ridare una “seconda vita” alle cose – sarà portata avanti in piena autonomia da ragazzi e ragazze con disabilità intellettiva, con la collaborazione di esercizi pubblici, scuole, famiglie e associazioni del territorio: saranno loro a distribuire appositi contenitori in bar e ristoranti e a ritirare la raccolta, per poi seguire in prima persona tutte le fasi del riciclo, ovviamente condotte da aziende specializzate.

La prima squadra è pronta a partire: inizierà nel mese di ottobre proprio a Pianezza.

Aperti i colloqui con gli psicologi per formare il primo “gruppo siblings” dedicato ai bambini di età compresa tra 6 e 12 anni

Il primo “gruppo siblings” (come vengono chiamati i fratelli e le sorelle di persone con disabilità) a nascere all’interno di Anffas Torino sarà quello dedicato ai bambini di età compresa tra 6 e 12 anni.

“Con questo gruppo – spiega Angelo Faiella, vicepresidente Anffas Torino – vogliamo porre l’accento sui bisogni dei siblings, fratelli e sorelle di persone con disabilità, che spesso purtroppo passano in secondo piano in famiglie che tendono a focalizzarsi sul figlio disabile e sui suoi bisogni. Questi bambini e bambine crescono convivendo con questi fratelli e sorelle “ingombranti” che spesso catalizzano le attenzioni anche nella società e nella scuola. Tante volte sono “la sorella di …” o “il fratello di …”. In questo modo diventano ragazzi e ragazze, adolescenti, giovani adulti, sempre con la consapevolezza più o meno esplicita che un domani dovranno esserci loro, a provvedere ai bisogni delle loro sorelle e dei loro fratelli con disabilità. Crescono con un bisogno insoddisfatto di attenzioni e di amore perché non riescono a percepire quanto realmente sono amati in famiglia. Per questo a settembre partiranno diversi percorsi destinati ai siblings delle diverse fasce di età che possano aiutarli a comprendere, superare, accettare e, perché no, sfogare le proprie ansie, rabbie e frustrazioni”.

Per costruire gruppi “omogenei”, che abbiano la possibilità di svolgere azioni e percorsi costruttivi ed efficaci, c’è bisogno di una fase preliminare, ovvero i colloqui delle famiglie e dei ragazzi con gli psicologi che poi seguiranno il progetto. Per questo chi fosse interessato a partecipare al “gruppo siblings”, o anche solo a conoscerne le dinamiche, è invitato a contattare Anffas Torino al telefono 011-3810723 o alla mail anffastorino.aps@gmail.com. Ricordiamo gli orari della segreteria: dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 17, il venerdì solo al mattino dalle 9 alle 13. I primi colloqui stanno già iniziando in questi giorni.

,

In partenza il “percorso di drammatizzazione” per giovani autistici, insieme all’associazione Maigret & Magritte

Anffas Torino non si ferma mai: il nuovo progetto in cantiere è un “percorso di drammatizzazione”, dedicato a giovani ed adulti autistici, da creare e portare avanti insieme all’associazione Maigret & Magritte, che sul suo sito si definisce “un luogo in cui è possibile pensare, realizzare, produrre e mettere insieme l’immaginazione di tutti. (…) In particolare, siamo attenti ai progetti che riguardano il tessuto sociale e le problematiche di disagio contemporaneo. Produciamo spettacoli teatrali che affondano le loro origini in esperienze di vita ad alto impatto, che traduciamo in linguaggio teatrale con la convinzione che possano raggiungere un pubblico più vasto”.

Lo scopo del “percorso di drammatizzazione” è duplice: da un lato creare un gruppo, con le sue dinamiche di socialità e i suoi effetti di integrazione; dall’altro far recitare i giovani con autismo in contesti realistici, per offrire loro strumenti, informazioni e anche linguaggio che torneranno utili quando in quegli stessi contesti si troveranno nella realtà.

Le famiglie interessate sono invitate a contattare Anffas Torino al telefono 011-3810723 o alla mail anffastorino.aps@gmail.com. Ricordiamo gli orari della segreteria: dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 17, il venerdì solo al mattino dalle 9 alle 13.

,

Laboratori di musica, servono nuovi istruttori volontari

Il laboratorio musicale rivolto alle persone con disabilità intellettiva e disturbi del neurosviluppo, già operativo nella sede di Anffas Torino (via Bossi 24 a Torino), ha bisogno di nuovi istruttori volontari, persone capaci di suonare uno strumento che abbiano voglia di dedicare una o due ore alla settimana per divertirsi con i ragazzi e le ragazze del corso.

Per ora è stata attivata un solo gruppo, con una quindicina di “allievi”, seguiti da un musicista volontario, che con loro suona la chitarra: sono già troppi per un solo insegnante, e tante altre richieste di partecipazione non sono state accolte – almeno per ora – per l’oggettiva mancanza di personale qualificato a sostenere un percorso di avviamento alla musica.

Per questo Anffas Torino lancia un appello: chi abbia voglia di mettere a disposizione degli altri le sue conoscenze musicali, è invitato a contattare Anffas Torino al telefono 011-3810723 o alla mail anffastorino.aps@gmail.com. Non serve essere musicisti professionisti, perché l’obiettivo principale delle lezioni è trasmettere la passione per la musica e, oltre a imparare le basi di uno strumento, suonare e divertirsi tutti insieme.

PERCHE’ UN LABORATORIO MUSICALE?

Senza voler entrare nel campo della musicoterapia, disciplina che richiede la partecipazione di personale adeguatamente formato, la musica è un linguaggio capace di comunicare, trasmettere emozioni, percezioni, informazioni, contenuti.

Le persone con disabilità intellettiva e relazionale, che spesso hanno difficoltà nell’utilizzare il sistema di comunicazione convenzionale, possono trovare nella musica un mezzo per interagire con gli altri, esprimere emozioni e bisogni, liberarsi dallo stress, dare sfogo alla propria creatività. Nello stesso tempo, la musica esercita l’autocontrollo, insegna le regole di utilizzo dello strumento e di convivenza con gli altri, perché suonare in compagnia è sempre più bello.

,

Sessualità e disabilità: quella finestra da cui entra sempre la vita

Riportiamo l’articolo di Simona Lancioni* pubblicato su www.superando.it


«La mia bambina mi si parò davanti che era già andata a prendersi i miei orecchini belli, quelli con la perla vera, mi strattonava, pretendeva che l’aiutassi a metterseli. Glieli appesi alle orecchie, la portai davanti allo specchio: – Ma lo vedi quanto sei ridicola?».

Era una storia interamente raccontata in prima persona, quella de La mia creatura (e-book del «Corriere della Sera», 2013), racconto breve che Clara Sereni utilizzò per dare forma alle preoccupazioni e alle premure di una madre. Non una madre qualunque, la genitrice di una figlia con disabilità intellettiva.
«La mia creatura», così la menziona quando la pensa, probabilmente ignara del terribile inganno che possono generare gli aggettivi possessivi quando sono riferiti a persone. «La mia bambina», così la nomina in altri passaggi, a dispetto degli indizi che suggerirebbero che la fanciullezza della figlia sia ormai passata. «Preparai la cena, misi in tavola, la chiamai. Si alzò, sulla sedia c’era la macchia rossa maledetta, il sangue che non si sa quando arriva, mai una volta che sia regolare. La spogliai, la lavai, le misi tutto quel che serviva e un altro pigiama. Chiedendomi come tante volte perché quella disgrazia inutile, per una come lei che figli di sicuro non ne farà mai. A meno che qualcuno non si approfitti di lei, povera anima così ingenua e pura, per questo non abbasso mai la guardia» (grassetti nostri in questa e nelle successive citazioni).

Una casa come tante, forse in provincia, in un luogo non specificato. Cibi sani e il conforto di abitudini consolidate. Ma proteggere è un compito impegnativo perché la vita non si lascia chiudere fuori facilmente. Ci sono i vicini, quel Ruggero, un muratore che canta sempre canzoni americane, e che a lei non piace, non è mai piaciuto, «a cominciare da quel nome, Ruggero: che se uno ruggisce prima o poi morde, no?».
Poi c’è la sua compagna, la straniera, «che a sentire loro si chiama Maddalena, ma nera com’è il nome sarà un altro di sicuro, impronunciabile. Insieme facevano finta di essere una coppia come tante, i colori diversi della pelle facevano a pugni con qualsiasi pretesa di normalità».
Quindi ci sono Teresa, un’altra vicina poco incline a farsi gli affari propri, il parroco che viene a benedire la casa ma che non è lo stesso di sempre, e quell’assistente sociale che, capitata lì per altri impegni, guarda sua figlia con troppa insistenza.
C’è infine quella finestra che dà sul cortile, quella a cui la figlia tende costantemente, quella da cui la vita, non cercata, può entrarti in casa senza chiedere il permesso.

È una storia al contempo struggente e inquietante quella che scaturisce dalla penna di Clara Sereni. Una storia che ci interroga, ma non dà risposte. E d’altronde la letteratura serve anche a questo, ad attraversare temi impervi con l’illusione che le risposte, da qualche parte, ci siano. Un’illusione, appunto, perché in questa materia le risposte non sono mai date, vanno immaginate e costruite.
La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità un po’ di cose le ha cambiate, non che sia stata applicata, questo no – ben poco di quello che c’è scritto ha trovato attuazione –, ma almeno ora esiste un pezzo di carta di una certa importanza il quale dice che sì, i diritti umani si applicano anche alle persone con disabilità.
C’era già scritto nella Costituzione, a dire il vero, ma in modo meno esplicito, meno dettagliato. Ora far finta di non capire è meno comodo. Poi va precisato che ci sono diritti che si possono esigere, come il diritto allo studio o al lavoro, e altri che si possono “solo” riconoscere, rispettare e promuovere, come il diritto ad essere riconosciuti come soggetti sessuati e a poter esprimere la sessualità. Questi ultimi diritti non si possono far valere nei confronti di nessuno e nessuna, giacché le prestazioni sessuali non si possono pretendere da terze persone e lo scambio sesso-economico – che qui in Italia non è vietato, ma neanche disciplinato – non dispone di alcuna copertura giuridica.

Il tema della sessualità delle persone con disabilità si ripropone ciclicamente. A livello mediatico è spesso sbilanciato sulla rivendicazione del servizio di assistenza sessuale, che però è concepito con modalità ghettizzanti: esso non è richiesto per tutte le persone che hanno difficoltà sessuali, ma solo per le persone con disabilità, come se esclusivamente queste fossero depositarie di tali esigenze. In realtà una riflessione sulla libertà individuale di disporre del proprio corpo esigerebbe che prima di disciplinare lo scambio sesso-economico in funzione di un ristretto gruppo di utenti (le persone con disabilità), si disciplinasse la materia nel suo complesso, giacché suona quanto meno bizzarro pensare di riconoscere giuridicamente un delicato aspetto della libertà individuale (quella di vendere il proprio corpo) solo se e fintantoché è funzionale alle esigenze di alcune persone con disabilità.
Eppure, riguardo alla sessualità delle persone con disabilità ci sarebbe molto da dire e da fare, a partire dall’istituzione di servizi di orientamento e consulenza psico-sessuologica sulle tematiche della sessualità, dell’affettività e della genitorialità specificamente dedicati a loro.
Un Servizio disabilità e sessualità è già presente a Torino, e si concretizza in due sportelli, uno per le persone con disabilità intellettiva, l’altro per quelle con disabilità fisico-motoria e i loro familiari. Qualche progetto è promosso anche dalle Associazioni di persone con disabilità, ma non c’è niente di organico e di strutturale.

In questo scenario quelle più penalizzate sono le ragazze e le donne con disabilità. Non è difficile trovare rapporti che documentino il fenomeno. Ad esempio l’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, nel marzo del 2019 ha pubblicato il testo intitolato I diritti delle donne e delle ragazze con disabilità nella sfera della salute sessuale e riproduttiva [se ne legga ampiamente anche in «Superando.it», N.d.R.]. «Le donne e le ragazze con disabilità – vi si legge in un passaggio – sono sempre state considerate dalla società come individui privi di sessualità (asessuali) o affette da ipersessualità ed in ogni caso non idonee a vivere con un partner ed essere madri. Ciò ha portato a un controllo rigoroso e repressivo dei loro diritti sessuali e riproduttivi. La gestione coatta del ciclo mestruale, la sterilizzazione e la contraccezione forzata, la mutilazione genitale femminile e l’aborto forzato sono solo alcuni esempi di negazione dei diritti che molte donne e adolescenti con disabilità subiscono, senza peraltro aver potuto dare il proprio consenso o comprenderne appieno le motivazioni. Le donne e le ragazze con esigenze di supporto elevate, quelle con disabilità intellettive o psicosociali, le donne che sono sordocieche e quelle con disabilità multiple, e in particolare quelle che vivono in contesti istituzionali sono particolarmente vulnerabili a tali abusi. Le donne con disabilità inoltre sono raramente sostenute durante la loro maternità ed incontrano molteplici barriere nell’accesso ai servizi di salute riproduttiva e ai percorsi di adozione».

Lo stesso documento non manca di avanzare proposte rivolte agli Stati, tra le quali quella di garantire che non ci siano interferenze nelle scelte autonome delle donne con disabilità sulle decisioni che riguardano il proprio corpo poiché queste sono personali e private; di garantire che le donne con disabilità siano bene informate sui loro diritti e che ogni decisione venga presa previamente con il loro consenso pienamente informato: quest’ultima indicazione si applica anche all’interruzione di gravidanza: in tal senso, gli Stati dovrebbero depenalizzare l’aborto in tutte le circostanze e legalizzarlo in modo da rispettare pienamente l’autonomia delle donne con disabilità; e ancora, di assicurare la fine di ogni forma di discriminazione e abuso in riferimento sia alla sterilizzazione che all’aborto o alla contraccezione forzata, sia alla mutilazione genitale femminile che all’incesto; di garantire, infine, che tutte le donne con disabilità abbiano pieno accesso alla giustizia; di assicurare che tutte le donne con disabilità abbiano accesso ad un’adeguata assistenza sessuale e riproduttiva e all’istruzione.

C’è un passaggio del testo dell’EDF che merita di essere letto con particolare attenzione, ed è il seguente: «Per garantire pienamente il principio di autonomia, gli Stati devono abrogare tutte le forme di rimozione o di restrizione della capacità giuridica e sostituirle con meccanismi di sostegno delle persone con disabilità alla presa di decisioni». Forse è questa una delle questioni più difficili da accettare, il fatto cioè che si sia costruito intorno alle persone con disabilità intellettiva un sistema di protezione che in alcuni casi di rivela opprimente.
È ancora difficile riscontrare riguardo alla libertà sessuale delle ragazze e delle donne con disabilità le stesse aperture che si è disponibili ad accordare loro in altri àmbiti della vita. Non sapremo mai quanta libertà e quanta vita sono in grado di gestire queste donne, se non siamo disponibili ad educarle a vivere sia l’una che l’altra. E non importa neanche quali mete riusciranno a raggiungere, purché l’atteggiamento non sia più di negazione e repressione. C’è sempre una finestra da cui entra la vita, si tratta solo di scegliere se impegnarci per tenerla chiusa, oppure di studiare un modo per provare a tenerla aperta.


*Responsabile di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa), nel cui sito il presente approfondimento è già apparso. Viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.