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Circle Life Kids – Presa in carico precoce e globale dei bambini con DSA

Valorizzare le abilità delle persone con Disturbi dello Spettro Autistico (DSA) e seguirne la vita a 360 gradi, dalla diagnosi e dagli interventi precoci nei primi anni di vita fino al cosiddetto “dopo di noi”, creando un progetto di vita autonomo e indipendente conforme alle capacità e alle aspettative del singolo: è l’ambizioso obiettivo del progetto “CircLe Life”, che vuole unire in rete privato sociale, pubblico e volontariato, con l’obiettivo di favorire percorsi di continuità e definire delle buone pratiche da estendere in altre realtà.

In attesa della completa ristrutturazione del centro diurno abilitativo di via Nizza 151 a Torino, che diventerà la sede operativa, il progetto “Circle Life” è partito due anni fa con la presa in carico di 10 ragazzi nella fase di uscita dalla scuola dell’obbligo, quando rischiano di essere “abbandonati a sé stessi” vista la difficoltà di inserimento lavorativo e la mancanza di percorsi specifici, un vuoto che rischia di vanificare gli sforzi e i progressi fin lì compiuti. Ora sta iniziando una seconda fase, quella della presa in carico precoce, denominata “Circle Life Kids”. Il terzo step riguarderà la vita adulta: pezzo dopo pezzo, tutto il cerchio della vita delle persone con DSA verrà coperto.

CIRCLE LIFE KIDS

La presa in carico precoce dei bambini e delle bambine con DSA, ovvero il passaggio dalla diagnosi agli interventi precoci, è un argomento molto delicato. Esiste infatti un generale accordo sul fatto che l’avvio degli interventi fin dalla più tenera età possa aumentare le competenze e migliorare le abilità dei bambini con ADS, nonché la qualità di vita delle loro famiglie.

Le linee guida 21 dell’Istituto Superiore della Sanità permettono di effettuare screening e diagnosi di ASD già nelle prime fasi dello sviluppo, tra i 18 e i 36 mesi: da questo punto di vista, molto è stato fatto e non mancano i professionisti appositamente formati per questo tipo di attività.

Invece, difficoltà molto maggiori riguardano la presa in carico precoce: nonostante l’impegno delle Asl per rispondere alle richieste, la mancanza di formazione specifica e i lunghi tempi burocratici fanno sì che la stragrande maggioranza delle famiglie non abbia una presa in carico precoce e globale. Teoricamente, le figure per attuare un intervento intensivo sull’autismo (secondo le linee guida 21) ci sono: medici, psicologi, logopedisti, psicomotricisti, insegnanti di sostegno, affidatari e volontari che danno una mano, ovviamente le famiglie. Manca la formazione specifica, a tutti i livelli, e manca la visione d’insieme che permette di strutturare un piano di interventi unitario.

Un dato significativo: a Torino e provincia, le diagnosi di ASD sono circa 100 all’anno, che ovviamente vanno a sommarsi a quelle degli anni precedenti nel novero dei casi da seguire. Il sistema sanitario pubblico non ce la fa, di conseguenza molte famiglie sono obbligate a rivolgersi al settore privato.

È in questo drammatico vuoto che vuole inserirsi Anffas Torino, che si mette al servizio di un bisogno delle famiglie, per avviare una presa in carico precoce e globale dei bambini e delle bambine con disturbi dello spettro autistico. I passaggi fondamentali sono tre:

  • Osservazione della situazione
  • Costruzione di una “rete” e costruzione di un piano di lavoro personalizzato
  • Interventi e monitoraggio

FASE 1 / OSSERVAZIONE – Per costruire un efficace intervento personalizzato, l’indispensabile fase preliminare è quella dello studio della situazione di fatto, condotta da parte di psicologi appositamente formati. È un processo che richiede 2/3 mesi di lavoro ed è finalizzato a far emergere le principali difficoltà e, di conseguenza, costruire un piano di intervento. Ne fanno parte interviste (a famiglia, insegnanti, logopedista, psicomotricisti ed eventuali altri professionisti), somministrazione di test e osservazioni nei contesti principali, ovvero casa e scuola.

FASE 2 / COSTRUZIONE DELLA RETE E DEGLI INTEVENTI PERSONALIZZATI – Tutti i soggetti coinvolti in fase di osservazione costituiscono la “rete” che prende in carico il soggetto con DSA (quindi famiglia, cui viene proposta una formazione specifica, scuola e sanità, ovvero pediatri, psicologi, medici specialistici…), secondo un programma di lavoro personalizzato condiviso da tutte le parti in causa. Il senso è che ogni singolo intervento aumenti il suo valore e la sua efficacia perché inserito in una strategia generale di interventi che vanno nella stessa direzione, e non siano mai in contraddizione tra di loro (come purtroppo capita quando manca una linea comune).

FASE 3 / INTERVENTI E MONITORAGGIO – Gli interventi, step by step, possono e devono durare per tutta la vita della persona, adattandosi allo sviluppo di sempre maggiori competenze. Come detto, gli interventi devono comprendere la scuola, in particolare le 18 ore di presenza dell’insegnante di sostegno (che, ricordiamo per inciso, è della classe e non del singolo, nel senso che deve provvedere all’inserimenti e all’integrazione del soggetto in difficoltà con la classe), la famiglia e gli altri eventuali appuntamenti settimanali, come quelli dal logopedista e dallo psicomotricista. Anche in periodo di Covid, è meglio che gli interventi vengano fatti di persona, nel pieno rispetto dei protocolli vigenti. Condizione necessaria affinché le strategie e gli interventi siano sempre attuali, sono le supervisioni trimestrali per valutare i progressi e le riunioni, anch’esse trimestrali, tra tutti i soggetti che formano la rete.

Il progetto “Circle Life Kids”, per essere sostenibile, deve coinvolgere le Asl tramite apposite convenzioni, anche perché va a risolvere un problema di gestione, altrimenti insormontabile, alle Asl stesse. Anffas Torino, con il coinvolgimento professionisti di grande spessore e con il necessario supporto pubblico, si propone così di risolvere una generale “mancanza” presa in carico precoce e globale delle persone con DSA, ovvero la fase che segue le diagnosi precoci che invece hanno raggiunto un ottimo grado di tempestività ed efficacia. Ne traggono beneficio tutte le parti in causa: il servizio pubblico, le scuole, i professionisti del settore e – naturalmente – le famiglie, che grazie alla presenza e alla rappresentanza garantita da Anffas, sono in grado di far valere pienamente i diritti propri e soprattutto dei bambini e delle bambine con disturbi dello spettro autistico. Non ultimo, l’autistico che riceve un intervento precoce e intensivo avrà bisogno di minori supporti per il resto della propria vita: in prospettiva è evidente il vantaggio, anche economico, che sanità e politiche sociali ricaverebbero sostenendo il progetto “Circle Life Kids”.

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Venerdì 23 ottobre la giornata seminariale “Autismo e comorbilità psichiatriche”

È fissata per venerdì 23 ottobre la giornata seminariale “Autismo e comorbilità psichiatriche”, organizzata dal dottor Marco Rolando, Direttore S.C. Neuropsichiatria Infantile ASLTO3, all’interno del Master in “Autismi: percorsi diagnostico terapeutici e strategie d’intervento” anno accademico 2019/20 del Dipartimento di Scienze Cliniche Biologiche, diretto dal professor Pasquale Pagliaro e coordinato dal dottor Marco Rolando.

Il seminario sarà condotto dalla dottoressa Sara Calderoni, NPI IRCCS Fondazione Stella Maris e ricercatrice Università degli Studi di Pisa, e si svolgerà da remoto tramite l’utilizzo della piattaforma Cisco Webex Meetings.

Di seguito il programma della giornata del 23 ottobre 2020:

  • 9-10.45: Comorbidità psichiatriche nei Disturbi dello Spettro Autistico
  • 10.45-11: Pausa
  • 11-12.45: Trattamento multidisciplinare dei comportamenti problema
  • 12.45-13: Discussione
  • 14-16: Casi clinici

La partecipazione al seminario è gratuita.

È richiesta la conferma di partecipazione entro e non oltre le ore 16 di martedì 20 ottobre, inviando una mail a pamela.fantin@unito.it, indicando nominativo partecipante e indirizzo mail con cui accederà all’incontro. Qualche giorno prima del convegno vi arriverà via mail link per accedere alla riunione.

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Vota il progetto “Adottiamo un bambino con una malattia rara” della Federazione Malattie Rare Infantili

Anffas Torino invita a votare il progetto “Adottiamo un bambino con una malattia rara” della Federazione Malattie Rare Infantili, nel contest Network4People 2020 promosso da Reale Foundation.

Vota il progetto e aiuterai concretamente i piccoli pazienti e le famiglie della Federazione Malattie Rare Infantili. L’unico vero alleato dei bambini malati rari è la diagnosi precoce. Vincere il contest consentirà di prendere in carico tanti bimbi e aiutare così le loro famiglie. Abbiamo bisogno di te! Vota e condividi!

CLICCA QUI PER VOTARE

Network4People 2020

I progetti ammessi alla terza edizione del Contest Network4People 2020 saranno votabili da lunedì 12/10/2020 a mercoledì 28/10/2020. Il Contest si riterrà concluso giovedì 29/10/2020 e contestualmente Reale Foundation invierà ai 4 Enti vincitori una comunicazione ufficiale.
Risulteranno vincitori i primi 3 progetti che riceveranno il maggior numero di voti da parte della Community del web. Inoltre, una giuria valutatrice premierà un quarto progetto vincitorededicato alle piccole No Profit ammesse a partecipare al Contest.

Adottiamo un bambino con una malattia rara

Il raggiungimento di una diagnosi specifica per i bambini affetti da patologie rare può rivoluzionare la loro vita e quella delle loro famiglie, consentendo l’adozione di nuove strategie terapeutiche e riabilitative. Ma non solo: lo sviluppo di percorsi clinici ad hoc potrà avere un impatto positivo sulla conoscenza della patologia relativamente alla sua epidemiologia, alle manifestazioni cliniche ed alla prognosi.

La diffusione di informazioni in merito permetterà inoltre il riconoscimento e l’accettazione delle specificità di questi bambini, oltre a consentire progressi nella diffusione della conoscenza di malattie rare ancora poco note.

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“Io cittadino”, progetto per la consapevolezza e l’autorappresentanza dei giovani con disabilità intellettiva

“Io cittadino” è un progetto di solidarietà sociale finanziato dal programma European Solidarity Corps. Ha una durata di 12 mesi – da settembre 2020 ad agosto 2021 – e sono previste, per ogni mese, 4 ore di attività e 2 ore di monitoraggio.

L’obiettivo principale di “Io cittadino” è la partecipazione di un gruppo di giovani con disabilità di tipo intellettivo alla vita democratica in relazione con gli altri. Le attività interattive di educazione civica sono finalizzate all’apprendimento e alla consapevolezza, in modo che questi ragazzi possano prendere posizione, difendere e comunicare le proprie scelte, sia personali che del proprio gruppo di appartenenza.

Il secondo obiettivo è la condivisione di strumenti ed esperienze per la comunicazione indipendente, con strutture di supporto alle quali rivolgersi nei diversi ambiti della vita quotidiana, dai contesti personali a quelli professionali e comunitari.

Il terzo obiettivo è il raggiungimento e il consolidamento nei giovani della consapevolezza di appartenenza europea, tramite la trasposizione in contesti simulati – come il Parlamento Europeo – delle attività di comunicazione e decision making.

In conclusione, il progetto aumenterà la consapevolezza dei giovani con disabilità intellettiva e il loro apprendimento di metodologie per l’autodeterminazione e l’autorappresentanza attraverso:

  • l’apprendimento di pratiche di comunicazione efficace, per facilitare il dialogo tra pari, attraverso simulazioni e tecniche di educazione non formale;
  • il supporto alla comunicazione con i decisori politici e le istituzioni per il raggiungimento di obiettivi stabiliti dal gruppo stesso;
  • la realizzazione e la promozione di eventi pubblici organizzati dai giovani stessi;
  • la produzione di un video motivazionale, condivisibile con altri giovani e associazioni, e di un tool-kit a testimonianza del progetto e come prodotto moltiplicabile in altre realtà,

Il successo più grande del progetto sarà la partecipazione dei giovani alla pianificazione, gestione e analisi dei risultati del progetto stesso.

Per maggiori informazioni sul programma European Solidarity Corps, visitare il link: https://europa.eu/youth/solidarity_it.

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Centri Diurni per disabili, il punto della situazione: servono nuove risorse

Un autunno particolarmente intenso aspetta le persone con disabilità e le loro associazioni di riferimento. Ne abbiamo parlato con Giancarlo D’Errico, presidente Anffas Torino, in prima linea nella gestione dei centri diurni per disabili (nel caso specifico, persone con disabilità intellettiva e relazionale) ai tempi del Covid-19. “Fin dalla riapertura di luglio, avevamo denunciato che le normative contenute nel Piano territoriale avrebbero permesso di cavarcela in estate, ma non di tornare al 100% dei servizi a settembre, con la riapertura delle scuole e la ripresa del lavoro. Puntualmente, le carenze sono venute fuori e oggi siamo in grado di garantire il servizio a un numero di utenti tra il 50 e il 70% degli aventi diritto. E le famiglie sono di nuovo al collasso”.

Ma c’è uno spiraglio di luce: “Lunedì scorso abbiamo incontrato Città di Torino e Asl – continua D’Errico – con l’obiettivo di concordare una nuova interpretazione delle normative, tenendo conto del numero di utenti e della loro condizione personale, nonché della dimensione degli ambienti. Mi spiego: finora ogni stanza dei centri diurni potevano ospitare cinque persone, quindi tre disabili e due operatori. Noi abbiamo stanze di 50 metri quadrati: ci stanno comodamente due di questi gruppi, sempre nel massimo della sicurezza. In questo modo, noi riusciremmo ad arrivare al 100% della copertura nel centro di via Fiesole e al 90% in quello di via De Santis, ma il vantaggio è evidente per tutti”.

Rimane il problema delle coperture economiche. Continua il presidente Anffas: “I costi dei trasporti sono raddoppiati, serve più personale e i dispositivi di protezione individuale sono cari: una mascherina ffp2 costa 4 euro e non dura una giornata intera, i camici usa e getta costano 10 euro l’uno. Secondo le nostre stime, avremmo circa un terzo dei costi non coperto dalle rette: insomma abbiamo la possibilità teorica di coprire i servizi al 100%, ma l’impossibilità economica”.

Altro argomento di stretta attualità riguarda il Piano regionale per la non autosufficienza, la cui bozza è stata presentata in Commissione consiliare dall’assessore alle Politiche sociali. “Al di là del merito, la bozza è irricevibile nella metodologia – tuona D’Errico – in quanto l’articolo 4.3 della Convenzione ONU in merito ai “processi decisionali riguardanti le questioni relative alle persone con disabilità” obbliga a consultare le associazioni più rappresentative prima, in fase di rilevazione dei bisogni e coprogettazione, e non dopo, per avere un semplice avvallo. Sono state convocate le parti sociali, intese come padroni e sindacati, ma non noi: non è accettabile. In Puglia, per esempio, gli atti sono stati impugnati e invalidati, perché non è stata seguita la procedura prevista dalla legge”.

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Progetto Con-tatto, percorso itinerante e abilitativo per giovani con autismo

Il progetto Con-tatto nasce dall’intuizione di quattro amici: il rotariano Carmelo Velardo, il rotaractiano Luca Rivoira e due amici del Rotary Alessandro Bocchi e Graziano Lomagistro, tutti accomunati dalla passione per il “cammino”. Hanno messo insieme le loro competenze professionali e le loro esperienze umane per promuovere un progetto che si propone di aiutare i giovani affetti da autismo. Il progetto viene condotto con un approccio scientifico sotto la guida del Dott. Roberto Keller.

L’aspetto innovativo del progetto è quello di lavorare su queste abilità durante un percorso itinerante che si svilupperà in otto tappe di circa 20 chilometri ciascuna, con partenza da Acquapendente per raggiungere Roma, per un totale di 180 chilometri.

Gli obiettivi fondamentali del progetto riguardano principalmente il potenziamento delle abilità adattive, da intendersi come l’insieme di capacità che permettono all’individuo con sindrome di autismo di sviluppare modalità più armoniche di “stare” nel proprio ambiente di vita. Si tratta di operare su capacità che riguardano essenzialmente l’area della cura del sé, l’area della comunicazione, l’area delle relazioni sociali, e più in generale lo sviluppo dell’autodeterminazione, delle competenze e dell’autonomia e l’uso delle risorse della comunità.

Il progetto si caratterizza per i suoi punti di forza: l’impostazione scientifica da parte dell’ASL Città di Torino, l’approccio analitico della sua struttura e dell’organizzazione, la competenza e la professionalità degli organizzatori, il rapporto diretto tra i professionisti dell’ASL e gli accompagnatori rotariani.

Le fasi di attuazione si sviluppano in step successivi: l’analisi di fattibilità, la ricerca di sponsor, la valutazione dei rischi, l’individuazione degli utenti, gli incontri formativi degli accompagnatori, gli incontri conoscitivi con le famiglie dei giovani, gli allenamenti, la partenza.

Con-tatto offre nuove opportunità

Le opportunità che il progetto Con-tatto intende realizzare sono di creare una nuova via di crescita per questi giovani e migliorare la conoscenza della patologia. Naturalmente gli organizzatori non si nascondono le difficoltà, a partire dal dispendio di energie durante il percorso, dalla gestione delle libertà individuali, dalle difficoltà che sorgono durante il cammino, come il rischio di abbandono da parte di alcuni dei giovani partecipanti, le eventualità di infortunio, i problemi collegati alle abitudini alimentari, ai cambiamenti climatici.

La presenza di specialisti del settore permette di attuare una valutazione testistica pre e post intervento abilitativo, la definizione degli skills da acquisire, attraverso una modulazione in step progressivi, identificando per ogni tappa del percorso un obiettivo su cui lavorare.

È definito un programma di preparazione psicologica al percorso e un programma di preparazione fisica, previa valutazione medica sportiva. In chiusura si intende presentare al mondo scientifico i risultati del progetto anche attraverso pubblicazioni e presentazioni congressuali.

Le figure che operano in Con-tatto

Un educatore professionale coordina le varie fasi di sviluppo. All’educatore è demandato il compito di organizzare la gestione dei training da effettuare prima della partenza con obiettivi specifici, che riguardano l’allenamento dei ragazzi a più livelli, proponendo attività specifiche sia per la costruzione di una forma fisica, che supporti il cammino prescelto con giornate a tema, sia per la conoscenza e gestione del gruppo di ragazzi. Si comporta quindi come riferimento per le persone coinvolte, volontari e ragazzi in eventuali difficoltà. Valuterà la variazione delle autonomie tra la partenza e la fine del percorso e collabora alla redazione di una pubblicazione relativa al lavoro svolto e ai risultati ottenuti.

È inoltre prevista la figura dell’accompagnatore rotariano con il compito di prendersi cura dei ragazzi, garantendo il rispetto del protocollo comportamentale definito dal coordinare scientifico per tutta la durata del progetto e coinvolgendo il Rotary e le istituzioni dei vari comuni che si incontrano lungo il percorso, in particolare nella tappa finale romana.

Un massoterapista /preparatore atletico si preoccupa di programmare e organizzare la preparazione fisica dei partecipanti alla camminata nei mesi precedenti alla partenza. È suo compito gestirne il benessere, con particolare cura degli equilibri posturali attraverso esercizi di mobilità, stretching e correttiva postura.

Fonte: http://rotary2031.org/

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Visioni inclusive: cultura e autismo – Torino, Alessandria e Novara, dal 19 al 25 ottobre

Per la partecipazione agli incontri del 19-20-21: coloro che desiderano essere presenti in sala devono registrarsi entro il 15 ottobre fino al numero massimo consentito

Chi vuole partecipare on line deve inviare una mail a info@cinemanchio.it per ricevere le credenziali di accesso a ZOOM

CULTURA, INCLUSIONE, DIRITTO ALLA VITA

Gli scenari per una cultura che intervenga nei processi di integrazione sociale e di consapevolizzazione.
Nel quadro delle proposte avanzate da +Cultura Accessibile, che hanno come obiettivo la nascita di un nuovo Welfare Culturale, l’autismo e le problematiche connesse a questo disturbo del neurosviluppo hanno da sempre uno specifico risalto.
In che modo la Cultura, nella pratica e nella fruizione, può entrare nelle dinamiche riabilitative e nel vissuto della quotidianità?
Quali sono i modelli più adeguati per garantire alle famiglie un supporto tangibile e continuo attraverso la fruizione e l’esperienza culturale?
Queste sono tra le domande più urgenti a cui bisogna dare risposte concrete.
Devono essere abbattute le barriere sociali per risolvere le necessità quotidiane delle centinaia di migliaia di famiglie che devono affrontare le complessità legate all’autismo.
Si sta finalmente diffondendo in Italia la consapevolezza che l’inclusione culturale serve a garantire più efficienza nei servizi alla persona. Questo sentimento va alimentato con la condivisione di esigenze, bisogni e soluzioni all’interno delle nostre comunità.
Partecipare attivamente ai percorsi culturali consente di evadere dalla solitudine e dall’invisibilità e sono questi, molto spesso, i principali fattori di esclusione e discriminazione.

Con questa iniziativa, si cercherà di individuare gli strumenti più efficaci per far sì che l’esperienza culturale diventi l’impulso decisivo per una coscienza più matura e condivisa.

Programma

INSIEME È PIÙ FACILE #insiemeèpiùfacile
Interventi dall’Italia e dall’Estero
19,20,21 ottobre dalle 9,30 alle 13,30 – Torino, Alessandria, Novara
Il pubblico potrà partecipare in presenza e on line su piattaforma ZOOM.
Nelle sedi dei Tavoli verranno garantite le norme di sicurezza Covid
Esperti, educatori, medici, insegnanti, genitori, ragazzi e mondo dell’associazionismo e della cultura dialogheranno sulla relazione tra Cultura e Autismo.
Ai tavoli della Sezione INSIEME È PIÙ FACILE si alterneranno testimonianze e competenze per individuare le migliori sinergie e i modelli più validi per una società inclusiva e armoniosa.
Sono previsti interventi on line di esperti nazionali e internazionali.
Particolarmente suggestivo sarà l’incontro con Temple Grandin, una delle più famose personalità con disturbo dello spettro autistico, che ha concesso un’intervista a +Cultura Accessibile.

I tre tavoli saranno condotti da

Torino
Silvia Chieregato psicologa psicoterapeuta. Collabora con il Centro regionale disturbi dello spettro autistico in età adulta dell’ASL Città di Torino, diretto dal Dott. Roberto Keller)

Alessandria
Dario Bonanno (psicologo-psicoterapeuta, dal 2009 specialista ambulatoriale presso la S.C. Salute Mentale dell’ASL AL)

Novara
Chiara Pezzana (neuropsichiatra infantile. Centroautismo, Novara)

Interverranno tra gli altri:
Marcello Napoli: docente e Body Percussion Therapist, violinista – Nuova Zelanda
Rouhollah Sharifi: progettista – Iran
Federico Agen: collaboratore onorario presso Università Complutense di Madrid – Spagna
Yajun Zhao: logopedista – Cina
Patrizia Da Rod: Associazione Promozione Sociale Teatro8
Silvia Varetto: La Venaria Reale
Costanza Colombi: Assistant Professor, Department of Psychiatry, University of Michigan
Temple Grandin: Professore Associato Colorado University

Le giornate verranno introdotte da
Alessandro Bertirotti: antropologo della mente e docente universitario
Stefano Pierpaoli: esperto di politiche culturali e coordinatore nazionale Cinemanchìo

AUTISM ON AIR #culturainclusiva
Contributi in streaming
22, 23 e 24 ottobre dalle 18.00 alle 19.30
Un palinsesto composto con i contributi dei partecipanti ai Tavoli che formerà una sorta di compendio di documenti, spunti e video per l’approfondimento dei temi trattati.
La messa in rete è a cura di +Cultura Accessibile e sarà disponibile sul canale YouTube di Cinemanchìo.
L’augurio è quello di formare una grande rete partecipata, dinamica e solidale che inserisca idee, proposte e segnalazioni per raggiungere un obiettivo straordinario di civiltà e di protagonismo nella società.

TORNIAMO AL CINEMA
Proiezione con adattamento ambientale
Chiude la settimana di Visioni Inclusive una proiezione Autism Friendly in contemporanea nelle tre città (titolo in corso di definizione).
L’evento conclusivo vuole trasmettere un messaggio a tutti per tornare a vivere i luoghi di aggregazione.
Al momento della definizione del programma non conosciamo le eventuali misure decise dalle amministrazioni locali ma vogliamo augurarci di poter vivere questo momento nel segno del riavvio del Paese.
Dovrà essere una festa piena di vita!

 

Visioni Inclusive

Con il patrocinio di ANGSA Nazionale, ANGSA Novara e ANGSA Torino, Abilitando Alessandria, Superando.it, ANFFAS, Associazione 2gether, Città di Torino, Comune di Novara, Provincia di Novara, Comune di Alessandria

In collaborazione con: ANGSA Torino, ANGSA Novara, Centro per l’Autismo E. Micheli (Novara), S.C. Salute Mentale dell’ASL AL (Alessandria), A.I.A.S Alessandria, Teatro8 – Associazione di promozione sociale, Neuro Peculiar Movimento per la Biodiversità Neurologica, Museo Nazionale del Cinema

Fonte: www.cinemanchio.it

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Non autosufficienza: non si possono escludere le organizzazioni della disabilità

«Vivo disappunto» viene espresso dal presidente della FISH Falabella, dopo che i Ministri della Salute e delle Politiche Sociali hanno convocato i sindacati dei pensionati, per confrontarsi sui Disegni di Legge riguardanti la non autosufficienza, volti ad assestare e correggere il primo abbozzo di Piano per la Non Autosufficienza già approvato. «Bisogna ricondurre tale confronto – dichiara Falabella – in seno alla Rete della protezione e dell’inclusione sociale o comunque garantire il confronto stesso con la nostra Federazione e con le altre organizzazioni di persone con disabilità»

 

«Il Fondo per la Non Autosufficienza – si legge in una nota diffusa dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – raggiunge solo il 5% dei titolari di indennità di accompagnamento. Quindi i destinatari effettivi sono ancora molto limitati, solo circa 110.000 beneficiari, di cui circa 50.000 gravissimi, a fronte di emergenze assistenziali particolarmente severe che gravano soprattutto sulle famiglie. E questo nonostante il Fondo sia stato negli anni progressivamente aumentato – oggi è attorno ai 600 milioni – ma sia ancora insufficiente a supportare adeguatamente famiglie e persone. Non è solo una questione di maggiori risorse da destinare, ma è necessaria una programmazione strutturale, omogenea su tutto il territorio nazionale».
«I contorni del Piano per la Non Autosufficienza – dichiara a tal proposito Vincenzo Falabella, presidente della FISH – sono stati definiti, ma vanno fissati e rivisti i dettagli, i criteri selettivi, gli interventi, i livelli essenziali delle prestazioni. Purtroppo l’ultimo confronto reale sul Piano stesso risale all’ottobre dello scorso anno, confronto, per altro, rimasto sempre incompiuto».

Era il 9 ottobre dello scorso anno, quando la Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo aveva convocato, per un confronto su tali temi, la Rete della protezione e dell’inclusione sociale, struttura stabile di confronto fra il Governo, le Regioni e i Comuni, le parti sociali e le organizzazioni del Terzo Settore, che dovrebbe essere coinvolto in particolare quando vi sono da adottare atti di programmazione e di indirizzo in campo sociale.
«E tuttavia – sottolinea Falabella – dopo quell’incontro non vi è stato nessun altro segnale, se non un brutto scivolone nel mese di gennaio di quest’anno, quando fummo costretti a smentire ufficialmente e formalmente che il Piano per la Non Autosufficienza 2019-2021, approvato dalla Conferenza Unificata come allegato del Decreto di Riparto del Fondo per la Non Autosufficienza, avesse mai ottenuto l’approvazione e l’avallo della nostra Federazione».

«Apprendiamo ora – prosegue il Presidente della FISH – che il ministro della Salute Roberto Speranza e la ministra Nunzia Catalfo hanno convocato e incontrato in questi giorni i sindacati dei pensionati, per avviare il confronto su ulteriori Disegni di Legge riguardanti la non autosufficienza, che serviranno per assestare e correggere il primo abbozzo di Piano già approvato. I due Ministri, quindi, hanno scelto evidentemente di avvalersi di interlocutori diversi dalla nostra Federazione e dalle altre organizzazioni delle persone con disabilità, rinunciando alla competenza di queste ultime e negando il loro ruolo non certo sostituibile dalle organizzazioni sindacali».
«Questo – dichiara Falabella – appare inconciliabile con l’atteggiamento, la disponibilità e l’attenzione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, confermata non più tardi della scorsa settimana in occasione dei lavori dell’Osservatorio Nazionale sulle Condizioni delle Persone con Disabilità. Esprimendo pertanto un vivo disappunto, ribadisco la necessità di ricondurre il confronto in seno alla Rete della protezione e dell’inclusione sociale o comunque di garantire il confronto con la FISH e con le altre organizzazioni di persone con disabilità».

Fonte: www.superando.it

 

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Dopo di noi: attenzione alle comunità per minori e ai centri residenziali

“Revoca dell’autorizzazione alla comunità per minori Dafne di Rocchetta Belbo, nel Cuneese. Lo ha deciso la commissione di vigilanza in seguito all’ispezione avvenuta a inizio settembre su segnalazione dell’assessora regionale Chiara Caucino, dopo la denuncia di un padre che aveva presentato una querela ai carabinieri di Chivasso e pubblicato sui social un video del figlio durante una visita a fine agosto”.

Così un articolo di Repubblica (clicca qui) di ieri, sull’argomento trattato anche in un articolo di Gianluca Nicoletti pubblicato sul sito www.pernoiautistici.com, intitolato “Che ci sbattiamo a fare per il dopo di noi? 10 cervelli ribelli chiusi in gabbia valgono 100.000 euro al mese” (clicca qui) nel quale viene riproposto anche il servizio di Rete 4, curato dalla giornalista Raffaella Regoli, che aveva denunciato questo scandalo.

L’INTERVENTO DI ROBERTO SPEZIALE

È intervenuto a proposito anche il presidente nazionale di Anffas, Roberto Speziale: “Queste sono le tipologie di strutture che, dopo la 180 che ha chiuso i grandi manicomi, sono state create ma cambiandogli nome. Questo ha lavato le coscienze di tanti ma sempre “discariche umane rimangono”. La sedazione pesante e il totale annichilamento delle persone ne rimane il principale approccio. Mi sono battuto e, per qualche breve momento ci ho anche creduto, che l’aver fatto la legge 112, conferendo una priorità alla deistituzionalizzazione proprio da questa tipologia di strutture e dai grandi istituti, avrebbe avviato un percorso virtuoso per offrire una alternativa di qualità alle esigenze di residenzialità ove non più possibile continuare a vivere nella abitazione di origine con i propri familiari o si desiderasse avviare un proprio percorso di affrancamento dalla famiglia di origine. (…) Ma che ci piaccia o no è proprio la legge 112 la vera ed unica soluzione, magari aggiornandola e semplificandola come sta cercando di fare l’apposita commissione recentemente costituita dal premier Conte”.

LA LEGGE 112/2016

Che cos’è la Legge 112? “La legge “Dopo di Noi” è entrata in vigore il 25 giugno 2016 e propone per la prima volta un piano volto a garantire il benessere, l’inclusione sociale e l’autonomia delle persone affette da disabilità gravi e, soprattutto, propone un piano per il supporto ai disabili gravi dopo la perdita del sostegno dei genitori.

Clicca qui per il testo completo della Legge 112/2016

ANFFAS TORINO

Anffas Torino, come altre Anffas a livello nazionale, gestisce direttamente le strutture diurne e le strutture residenziali, proprio per evitare che si creino situazioni riprovevoli come quella della comunità per minori Dafne.

Inoltre, per aiutare le famiglie a muoversi tra leggi e burocrazia, lo sportello S.A.I. è sempre disponibile ad ascoltare le esigenze di ciascuno e cercare insieme la giusta sioluzione.

GUARDA IL SERVIZIO-DENUNCIA DI RAFFAELLA REGOLI

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“Incremento al milione” delle pensioni per invalidi totali estese ai maggiorenni

Con la circolare n. 107 del 23 settembre 2020, l’INPS ha decretato “il riconoscimento del c.d. “incremento al milione” dal compimento del diciottesimo anno di età nei confronti dei soggetti invalidi civili totali, sordi o ciechi civili assoluti”, ossia l’aumento della pensione sino a un massimo di 651,51 euro mensili. Tale incremento, con la precedente normativa, era riconosciuto al compimento del sessantesimo anno di età, mentre adesso è esteso a tutti i maggiorenni.

SCARICA LA CIRCOLARE INPS numero 107 del 23/09/2020

Questa la motivazione: “Secondo la Corte Costituzionale il requisito anagrafico di sessanta anni è irragionevole e discriminatorio perché il soggetto totalmente invalido, pur se di età inferiore ai sessanta anni, si trova in una situazione che non è certo meritevole di minor tutela rispetto a quella in cui si troverebbe al compimento del sessantesimo anno di età (…) Le parole “di età pari o superiore a sessanta anni” sono sostituite dalle seguenti: “di età superiore a diciotto anni”.

IN COSA CONSISTE L’AUMENTO DELLA PENSIONE

Questo si traduce in un aumento tale da raggiungere totalmente fino a 651,51 euro mensili che verrà erogato, qualora siano rispettati alcuni limiti reddituali, a invalidi civili totali, ciechi civili assoluti e sordi titolari di pensione di inabilità o di pensione di inabilità di cui alla legge n. 222/1984, (pensione di inabilità lavorativa) dai 18 ai 60 anni.

CHI HA DIRITTO ALL’AUMENTO DELLA PENSIONE

Qualora rientrino in precisi limiti reddituali, hanno diritto ad una maggiorazione economica tale da garantire un reddito complessivo pari, per il 2020, a 651,51 euro per tredici mensilità i titolari di:

  • pensione di inabilità (invalidi civili totali, ciechi civili assoluti e sordi)
  • pensione di inabilità di cui alla legge n. 222/1984

tra i 18 e i 60 anni.

Sono esclusi gli invalidi parziali.

I LIMITI REDDITUALI PER L’AUMENTO DELLA PENSIONE

Rispetto ai requisiti reddituali va fatto notare che all’aumentare del reddito diminuisce progressivamente l’incremento: per questo non si tratta di un aumento standard uguale per tutti. Inltre i limiti di reddito cambiane a seconda che il soggetto sia solo o sposato.

Qui i requisiti reddituali (importi 2020):

a) il beneficiario non coniugato deve possedere redditi propri non superiori a 8.469,63 euro (pari all’importo massimo moltiplicato per tredici mensilità);

b) il beneficiario coniugato (non effettivamente e legalmente separato) deve possedere:

  • redditi propri di importo non superiore a 8.469,63 euro;
  • redditi cumulati con quello del coniuge di importo annuo non superiore a 14.447,42 euro.

Se entrambi i coniugi hanno diritto all’incremento, questo concorre al calcolo reddituale. Pertanto, nel caso in cui l’attribuzione del beneficio a uno dei due comporti il raggiungimento del limite di reddito cumulato, nulla è dovuto all’altro coniuge. Se invece il limite non viene raggiunto, l’importo dell’aumento da corrispondere a un coniuge deve tener conto del reddito cumulato comprensivo dell’aumento già riconosciuto all’altro.

COME CALCOLARE I LIMITI REDDITUALI

Ai fini della valutazione del requisito reddituale concorrono i redditi di qualsiasi natura, ossia i redditi assoggettabili ad IRPEF, sia a tassazione corrente che a tassazione separata, i redditi tassati alla fonte, i redditi esenti da IRPEF, sia del titolare che del coniuge.
Non concorrono al calcolo reddituale:

  • il reddito della casa di abitazione,
  • le pensioni di guerra,
  • l’indennità di accompagnamento,
  • l’importo aggiuntivo di 300.000 lire (154,94 euro) previsto dal comma 7 dell’articolo 70 della legge 23 dicembre 2000, n. 388,
  • i trattamenti di famiglia,
  • l’indennizzo previsto dalla legge 25 febbraio 1992, n. 210, in favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati.

COME FARE PER AVERE LA MAGGIORAZIONE

La maggiorazione segue strade diverse a seconda che si tratti della pensione di inabilità assistenziale o previdenziale. Pertanto, fermo restando il possesso dei requisiti previsti:

  • agli invalidi civili totali, ciechi assoluti e sordi titolari di pensione di inabilità a decorrere dal 20 luglio 2020 è riconosciuta d’ufficio (quindi senza bisogno di presentare domanda)
  • i soli titolari di pensione di inabilità previdenziale di cui alla legge n. 222/1984 devono invece presentare domanda. In questo caso il beneficio viene attribuito dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, sempreché ricorrano le condizioni reddituali e il compimento dell’età stabilita dalla disposizione. L’INPS precisa inoltre che la decorrenza non può comunque essere anteriore al 1° agosto 2020. Per i titolari di pensione di inabilità che presentino la domanda di beneficio entro il 9 ottobre 2020, può essere riconosciuta la decorrenza dal 1° agosto 2020, ove espressamente richiesto.”

In caso di dubbi o necessità particolari, chiedi informazioni allo Sportello S.A.I. di Anffas Torino al al numero 011-3810723