Come e perché devolvere il 5 per mille ad Anffas Torino

Perché devolvere il 5 per mille ad Anffas Torino? Per aiutare in modo concreto, senza alcuna spesa aggiuntiva, l’associazione che rappresenta e sostiene le famiglie di persone con disabilità intellettiva e disturbi del neurosviluppo.

Un aiuto necessario come non mai in questo periodo di difficoltà sanitaria e sociale dovuto al Covid-19: le persone con disabilità sono state “dimenticate” nella fase 1, dobbiamo fare in modo – tutti insieme – che la musica cambi nella fase 2. Bisogna garantire la massima sicurezza nei centri residenziali, riaprire i centri diurni con altrettanta sicurezza, attivare un’adeguata assistenza domiciliare. Bisogna ridefinire i bisogni e i servizi, attivare percorsi di continuità scolastica e di inserimento lavorativo: fondamentale è quindi il sostegno economico alle famiglie, diretto e tramite defiscalizzazione. Serve una rappresentanza forte e ferma sui tavoli politici e amministrativi.

Anffas Torino non si è fermata un solo giorno, in questo suo impegno per aiutare chi vive situazioni di difficoltà rese ancora più aspre dal difficile periodo che stiamo vivendo. Ora anche tu puoi fare la tua parte, destinando ad Anffas Torino la tua quota del 5 per 1000 e invitando tutti i tuoi parenti, amici e semplici conoscenti a fare altrettanto.

Devolvere il 5 per 1000 non costa nulla; si tratta di un importo che lo Stato, invece di incassare, destina a enti non profit e soggetti che svolgono attività di rilevanza sociale.

Ogni contribuente potrà indicare il destinatario del 5 per mille in due modalità:

  • nell’apposita “Scheda per la scelta della destinazione del 5 per mille dell’Irpef”, allegata al CUD
  • nell’apposito spazio dei modelli 730 o UNICO

Basta la tua firma e il nostro codice fiscale 97622570014.

Riapertura della sede: la parola d’ordine è prudenza

Prudenza è la parola d’ordine adottata da Anffas Torino per quanto riguarda il percorso verso la riapertura della sede di via Bossi 24 a Torino: per garantire un servizio continuativo alle decine di persone che, nei tempi pre coronavirus, si presentavano in sede per chiedere una consulenza, servirebbe una radicale ristrutturazione della struttura, per garantire le condizioni di massima sicurezza sia al personale Anffas che alle persone, agli amici e alle famiglie che si riconoscono nell’associazione.

Mentre sono allo studio le nuove procedure di sicurezza interna che tengano conto di tutte le normative – anch’esse in continua evoluzione – sulla gestione dell’emergenza sanitaria e un regolamento da distribuire alle famiglie, è già stata effettuata la sanificazione della sede e il personale è stato “educato” sulle normative di prevenzione.

Appena possibile, la sede verrà riaperta solo ed esclusivamente su appuntamento, per pratiche non espletabili a distanza (come per esempio le rendicontazioni, che però al momento sono bloccate). Intanto, come nei mesi di lockdown, gli uffici rimangono pienamente operativi. È sempre possibile contattare il personale Anffas chiamando il numero 011-3810723 nei soliti orari, dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 17, il venerdì dalle 9 alle 13. Attenzione: nel caso in cui risponda la segreteria telefonica, lasciare nome e recapito, verrete richiamati al più presto.

Presa in carico precoce dei bambini e delle bambine con disturbi dello spettro autistico

La presa in carico precoce dei bambini e delle bambine con disturbi dello spettro autistico, ovvero il passaggio dalla diagnosi agli interventi precoci, è un argomento molto delicato, su cui si sta concentrando in questi giorni l’impegno di Anffas Torino. Esiste infatti un generale accordo sul fatto che l’avvio di un intervento fin dalla più tenera età possa migliorare notevolmente la prognosi dei bambini con ADS e la qualità di vita delle loro famiglie.

È cruciale individuare le migliori pratiche per lo screening e la diagnosi di ASD già nelle prime fasi dello sviluppo, e non aspettare i 3/4 anni: da questo punto di vista, molto è stato fatto. Invece, difficoltà molto maggiori riguardano la presa in carico precoce, come spiega Giancarlo D’Errico, presidente Anffas Torino: “La possibilità della diagnosi precoce, che deve essere fatta da enti pubblici, esiste già. Maggiori carenze ci sono, invece, nei servizi pre e post diagnosi: è questa la mancanza cui vogliamo sopperire noi, con professionisti di grande spessore e con il necessario supporto pubblico, per evitare che le famiglie siano obbligate a rivolgersi al settore privato. Tutto questo doveva rientrare nel progetto Circle Life, ma visto il protrarsi dei tempi a causa del Covid-19 – conclude D’Errico – dobbiamo offrire risposte concrete anche al di fuori della struttura di via Nizza dove, a regime, verrà ospitato il centro diurno abilitativo che sarà il cuore del progetto”.

Il progetto CircLe Life, di cui Anffas Torino è capofila, si pone l’ambizioso obiettivo di valorizzare le abilità delle persone con disturbi dello spettro autistico e seguirne la vita a 360 gradi, dalla diagnosi e dagli interventi precoci nei primi anni di vita fino al cosiddetto “dopo di noi”, creando ad hoc un progetto di vita autonomo e indipendente conforme alle capacità e alle aspettative del singolo.

L’impegno di Anffas Torino: acquistare barche per il pararowing

Attraverso lo sport, le persone con disabilità intellettiva e disturbi del neurosviluppo hanno l’opportunità di scoprire nuovi punti di forza, le proprie capacità, e possono mettersi alla prova con successo. Attraverso lo sport trovano gioia, fiducia e soddisfazione, sul campo di gioco e nella vita. È questo il senso degli “Special Olympics”, cui Anffas Torino si impegna da anni. L’ultimo progetto è quello di comprare barche per il canottaggio – o meglio per il pararowing – in collaborazione con la Società canottieri Esperia e con la supervisione di Francesca Grilli.

Se l’attività fisica è fondamentale per il benessere psico-fisico dell’individuo, lo è a maggior ragione per le persone con disabilità, e in particolari con disturbi dello spettro autistico. Lo sport può essere d’aiuto come una vera e propria terapia all’interno dei diversi percorsi riabilitativi: aumenta l’autonomia e la consapevolezza di sé, migliora l’umore, facilita i processi mentali, cognitivi e dinamici, favorisce l’integrazione sociale e offre l’opportunità di interagire e di collegarsi a una rete sociale più ampia.

Gli sport di squadra, come il canottaggio, sono caratterizzati da tre caratteristiche fondamentali: la socializzazione, intesa non solo come la capacità di interagire con gli altri, ma come sforzo comune per il raggiungimento di un risultato; la collaborazione, come scelta di un comportamento che si adatta a tutto quello che fa il gruppo; e l’integrazione, come sentimento di appartenenza del singolo individuo a un tutto.

Grande successo del convegno on line “Il sostegno alla vita adulta: disabilità, malattie rare e complesse”

14 associazioni coinvolte, sette relatori noti a livello nazionale, più di cento collegamenti in streaming: sono i numeri del meeting on line “Il sostegno alla vita adulta: disabilità, malattie rare e complesse”, promosso e organizzato da Federazione Malattie Rare Infantili e Anffas Onlus Torino: la diretta si è tenuta sabato 9 maggio, il sabato successivo – sempre in tempo reale – i relatori hanno offerto la loro seconda lettura sui temi dell’evento. Il video riassuntivo è disponibile sulla pagina Facebook di Anffas Torino.

Il convegno, patrocinato da Regione Piemonte, Città Metropolitana, Ordine dei Medici di Torino, ha approfondito l’importanza del sostegno alla vita adulta nella disabilità e nelle malattie rare e complesse, per portare la voce delle Associazioni in modo corale e l’attenzione verso un problema emergente e urgente tra le famiglie, la politica e il tessuto sociale.

Sono intervenuti Roberto Lala e Silvana Martino, rispettivamente presidente e vicepresidente FMRI; Mauro Torchio, dirigente medico presso AOU Città della Salute di Torino; Franco Garofalo, direttore di pediatria dell’Ospedale degli Infermi di Rivoli; Laura Brean, pediatra dell’ASLTO3; Giancarlo D’Errico, presidente Anffas Torino; Alessandro Parisi, co-founder Cityfriend e referente nazionale Anffas. Nel confronto tra associazioni e politica, moderato da Roberto Lala, sono stati coinvolti Francesca Frediani (5 Stelle), Silvio Magliano (Moderati), Domenico Ravetti (Partito Democratico) e Alessandro Stecco (presidente IV commissione sanità, politiche per anziani, assistenza sociale).

Tanti e complessi i temi emersi. Visto che, come sottolineato da Pericle Farris, “la pandemia ha fatto emergere chiaramente la trasparenza delle persone con disabilità e l’assenza negli organismi di coordinamento di azioni e scelte operative: un atteggiamento inaccettabile alla luce della modernità e dei riferimenti etici e normativi”. “Nella riprogrammazione dell’assistenza della fase due – domanda Guido Barberis dell’associazione Down – oltre alla riapertura dei centri diurni, ci sarà finalmente più spazio per i progetti personalizzati per le persone con disabilità? Costano meno, le persone vivono meglio, le famiglie sono sollevate”. Per riuscirci, bisogna “aumentare le competenze degli operatori socio-sanitari a supporto delle persone con disabilità adulta e oltre, per dare continuità a quanto si fa per l’età pediatrica fino ai 18-20 anni”.

Sulla stessa lunghezza d’onda una denuncia in arrivo dal pubblico, dalla signora Lucia: “È vero che ci vuole tempo per riorganizzarsi, ma i nostri pazienti con malattie rare non ne hanno! Siamo abbandonati da mesi ormai, senza assistenza domiciliare, senza fisioterapia, senza ambulatori, senza terapie.” Di conseguenza la domanda, da un altro spettatore: “Ormai da due mesi sono state interrotte le terapie specialistiche per bimbi e ragazzi con disabilità, con la conseguente regressione nei pazienti. Si prevede di riuscire ad attivare le terapie, anche a casa, sottoponendo gli operatori a test seriologici?”

A tirare le conclusioni è Giancarlo D’Errico: “Abbiamo scelto di utilizzare un nuovo strumento di confronto e devo dire che è andata molto bene, cento persone collegate per una mattina intera testimoniano che c’è voglia di partecipare. Relatori e pubblico hanno posto domande urgenti, perché è quanto mai necessario un nuovo modello di servizio per le persone con disabilità, mandato in corto circuito dal virus. Non ci siamo persi in ragionamenti fumosi – continua il presidente Anffas Torino – ma siamo andati al sodo. Anche la tavola rotonda con i politici è stata proficua, tutti hanno assunto una posizione positiva: hanno dato la loro disponibilità ad affrontare le problematiche riguardanti disabilità e malattie rare in questo difficile contesto, ma hanno fatto anche delle proposte, perché all’emergenza si può rispondere con una modernizzazione dei servizi che porti i suoi frutti anche dopo l’emergenza stessa”.

Convegno on line “Il sostegno alla vita adulta: disabilità, malattie rare e complesse”

Si terrà sabato 9 maggio dalle 9 alle 13, in diretta streaming sulla piattaforma GoToMeeting, si terrà l’incontro intitolato “Il sostegno alla vita adulta: disabilità, malattie rare e complesse”, promosso e organizzato da Federazione Malattie Rare Infantili e Anffas Onlus Torino, con la collaborazione di altre 12 associazioni aderenti alla Federazione e patrocinato da Regione Piemonte, Città Metropolitana, Ordine dei Medici di Torino.

Link per partecipare all’incontro: https://global.gotomeeting.com/join/796314461
ID 796-314-461 (da computer, tablet, smartphone)

Si tratta di un seminario di approfondimento sull’importanza del sostegno alla vita adulta nelle malattie e disabilità rare e complesse, per portare la voce delle Associazioni in modo corale e l’attenzione verso un problema emergente e urgente tra le famiglie, la politica e il tessuto sociale.

Tra gli obiettivi, realizzare interventi culturali formativi e informativi rivolti agli esperti sanitari e alle famiglie, rispondere ai bisogni delle persone in ottica transizionale verso il passaggio alla vita adulta, co-progettare e co-programmare i servizi per la riformulazione del sistema assistenziale, costruire progetti individualizzati sulle persone e non solo sulla patologia.

Il dialogo fra relatori e partecipanti sarà consentito dalla piattaforma e mediato dagli organizzatori al fine di garantire il corretto flusso di comunicazione e la chiarezza dei temi trattati.

PROGRAMMA

9.00 Collegamento con relatori e partecipanti

Saluti di apertura

I SESSIONE – “La transizione alla vita adulta nel sistema sanitario e nel territorio”
Moderatore: Dott. Simone Baldovino

9.30 – “Criticità strutturali e organizzative”
Dott. Roberto Lala – Presidente FMRI (Federazione Malattie Rare Infantili)

9.40 – “Emergenza Covid-19 e malattie rare”
Prof.ssa Silvana Martino – Vicepresidente FMRI

Esperienze attive sul territorio

9.50 – “L’ambulatorio Transitional Care dell’Ospedale Molinette di Torino”.
Dott. Mauro Torchio – Dirigente Medico presso AOU Città della Salute e della Scienza di Torino

10.00 – “Un percorso dell’Ospedale di Rivoli dalla  pediatria all’età adulta”
Franco Garofalo – Direttore presso la S.C. di Pediatria dell’Ospedale degli Infermi di Rivoli
Paola Sderci – assistente sociale ASL TO3

10.10 – “Il progetto Circle Life”
Angelo Faiella – Vice Presidente Anffas Torino APS

10.20 – “Cityfriend”
Alessandro Parisi, Andrea Panattoni, Luisa Pavesi

10.30 – Break

II SESSIONE – Confronto fra Associazioni e Politica: impegno etico e bene comune
moderatore: Dott. Roberto Lala

10.40 – 12.30

Associazioni – un rappresentante per: FMRI, DOWN, ANFFAS, FISH

Politica – Alessandro Stecco, Sara Zambaia, Silvio Magliano, Domenico Ravetti, Luigi Genesio Icardi, Francesca Frediani

12.30 – 13.00 – Conclusioni e termine evento a cura di Giancarlo D’Errico, Presidente Anffas Onlus Torino

Allenamenti per tutti in casa: cinque video tutorial

Lo sport per tutti non si ferma. I canottieri piemontesi, in accordo con tante associazioni che si occupano di Special Olympics in Italia, propongono cinque video tutorial con esercizi da svolgere in casa accessibili a tutti: come costruire una palestra, esercizi di riscaldamento, attività isotonica e aerobica, allungamento e stretching.

Le lezioni sono tenute da Peppe Del Gaudio, presidente dell’associazione sportiva dilettantistica Accademia del Remo e dello Sport. I video, che contengono lezioni e allenamenti completi, sono disponibili su Facebook all’indirizzo https://www.facebook.com/Canottaggio1888/

Video 1 – Come costruire una palestra in casa

Video 2 – Lezione di riscaldamento basic

Video 3 – Tutorial esercizi muscolari prima parte

Video 4 – Tutorial esercizi muscolari seconda parte

Video 5 – Stretching

Ricominciare, da dove? Riflessioni e prospettive per una ripresa all’insegna dei diritti umani

RICOMINCIARE, DA DOVE? RIFLESSIONI E PROSPETTIVE PER UNA RIPRESA ALL’INSEGNA DEI DIRITTI UMANI E DELLA QUALITÀ DI VITA PER LE PERSONE CON DISABILITÀ E PER LE LORO FAMIGLIE

Roberto Speziale, Presidente Nazionale Anffas Onlus

Gli ultimi mesi ci hanno, in qualche modo, travolti, mettendo a dura prova le nostre capacità di resistenza, di resilienza, svelando in molti casi impietosamente le grandi fragilità e le grandi diseguaglianze presenti nel nostro sistema ed i loro potenziali effetti, realmente drammatici, sulla vita di noi tutti e in particolare su quella delle persone più vulnerabili, quelle già a maggior rischio di esclusione, segregazione, discriminazione, ancor prima che scoppiasse questa emergenza.

Il virus che ha colpito il mondo intero, costringendoci a rivedere pesantemente tutte le nostre abitudini di vita, sta lasciando in noi, persone con disabilità, famiglie, operatori del settore… pesanti ferite. Ci siamo scontrati con l’indifferenza delle Istituzioni, con la necessità di provvedere, praticamente da soli, a mettere il più possibile al sicuro le persone con disabilità ed i servizi che frequentano ed in cui in molti casi vivono, a supportare la famiglie, nella maggior parte dei casi lasciate completamente sole. A dover ricordare – letteralmente parlando – alle Istituzioni la nostra esistenza.

Ci siamo trovati, nostro malgrado, a doverci stringere attorno alle nostre famiglie in lutto per la perdita dei propri figli. Abbiamo assistito ad atti di vero e proprio “eroismo” da parte di operatori, di famiglie… pronti a fare grandi sacrifici e scelte difficili per tutelare la salute delle persone con disabilità, per metterle il più possibile al riparo da rischi che per loro possono assumere, ancor di più che per il resto della popolazione, tinte drammatiche. Abbiamo quindi anche riscoperto risorse, rimesso a posto priorità, scoperto nuovi modi di fare le cose e soprattutto scoperto la possibilità e la forza di restare vicini, nonostante le distanze fisiche.

L’emergenza che abbiamo vissuto ci ha appunto lasciato ferite profonde ed è probabile che ancora ce ne lasci, poiché siamo consapevoli che non è ancora terminata.

Al tempo stesso, oggi iniziamo a volgere il nostro sguardo al futuro, al domani, quando – non sappiamo ancora con certezza se tra settimane o giorni – le nostre vite gradualmente torneranno alla normalità, o a qualcosa che ci assomiglia, e saremo chiamati a tornare a svolgere le nostre attività fuori casa, a riaprire i servizi per le persone con disabilità, a trovare delle nuove modalità di “convivenza” con questa mutata situazione, almeno fino a che non sarà definitivamente dichiarata conclusa questa emergenza.

Ed è importante, quindi, provare ad interrogarsi su che cosa cambierà, domani.

Da che cosa ripartiremo? Cosa avremo imparato da tutta questa situazione? Quali “lezioni” potremo portare con noi, per rendere migliori le nostre vite e soprattutto per evitare che molte delle cose che ci sono successe si ripetano? A cosa possiamo ancorarci per assicurarci che le nostre vite, domani, siano migliori?

Per quanto riguarda il futuro dei servizi non vi è alcun dubbio che questa emergenza stia facendo risaltare tutte le carenze, i ritardi, gli errori del precedente sistema. Per questo sarebbe clamoroso non fare tesoro di questa, pur terribile, esperienza per ri-pensare il tutto o costruire un “nuovo sistema di welfare”.

Mettere realmente al centro le persone non può che diventare il nuovo imperativo.

È vero, da anni lo proclamiamo, lo richiediamo, più o meno convintamente. Al tempo stesso, oggi abbiamo avuto modo di “toccare con mano” cosa significhi non riuscire a traguardare questo obiettivo. Mettere al centro le persone significa adattare i servizi alle persone e non, come spesso è stato fino ad oggi, le persone ai servizi.

Occorrerà realmente costruire una “rete integrata di servizi” in grado di garantire, ad ogni singola persona, la concreta semplice ed agevole fruizione del proprio diritto ad avere i giusti e necessari sostegni personalizzati. Occorrerà davvero che il progetto individuale di vita, basato sugli obiettivi, interessi ed aspettative espressi dalla persona, divenga il cardine sul quale i fornitori di sostegni professionali, formali ed informali incentrino la propria opera. Allo stesso tempo, occorrerà realmente e con onestà fare i conti con gli esiti di tutto ciò che si mette in campo: sarà l’incidenza, sui diversi domini della qualità di vita delle singole persone, a rappresentare il principale indicatore di processo e di esito per verificare l’efficacia dei sostegni progettati ed erogati.

È probabilmente arrivato il momento affinché l’intero contesto e l’intera collettività predispongano e pongano in essere una autentica “rivoluzione copernicana” atta a garantire ad ogni singolo cittadino con disabilità pari opportunità rispetto alla generalità dei cittadini senza disabilità.

La partecipazione e l’inclusione sociale dovranno essere gli obiettivi da perseguire. L’esclusione, la segregazione, la discriminazione dovranno essere le condizioni da contrastare da tutti ed in tutti i modi. I diritti civili, umani e sociali dovranno rappresentare i paradigmi di riferimento nel pensare ed attuare politiche attive in favore delle persone con disabilità. Lo stigma sociale, i pregiudizi e la negazione dei diritti dovranno essere i nemici da combattere in tutti i modi ed in tutte le sedi.

La piena e concreta esigibilità dei diritti dovrà essere posta a base di una necessaria opera di semplificazione normativa a partire dal sistema di riconoscimento della condizione di disabilità. La valutazione multidimensionale e multiprofessionale dovrà accompagnare verso una rapida transizione dal superato modello pietistico/assistenziale/medico verso il modello biopsicosociale e basato sui diritti umani.

Occorrerà superare l’attuale diaspora tra il sistema sanitario-socio/sanitario-sociale-educativo e lavorativo, in favore di un nuovo sistema nel quale la persona viene considerata in una visione “olistica” dove a prescindere dal suo “funzionamento” le vengono garantiti, distinti per qualità, intensità e quantità i giusti e necessari sostegni in tutte le età ed in tutte le stagioni della vita. In tale contesto, analoga attenzione andrà posta nei confronti dei familiari e del caregiver che, a loro volta, vanno adeguatamente sostenuti ed aiutati.

L’autoderminazione e l’autorappresentanza dovranno essere considerati dei diritti individuali inviolabili
e garantiti nella massima misura possibile.

Le persone con disabilità non dovranno più essere considerate come pesi per la società, ma come risorse.

Per fare ciò occorrerà che già a partire dal percorso scolastico le stesse siamo inserite in un percorso formativo che abbia come sbocco, a medio periodo, il mercato del lavoro in attività produttive.

Inoltre si dovrà rivedere il sistema delle indennità e delle provvidenze per far sì che ogni persona con disabilità abbia una propria autonomia economica sufficiente a garantire una vita dignitosa ed indipendente il più possibile autodeterminata ed autogestita.

A tutte le persone con disabilità e non autosufficienti andranno, infine, sempre garantiti il rispetto della dignità intrinseca ed estrinseca ed il diritto a considerare il valore della propria vita al pari di tutta la restante popolazione umana.

Occorrerà contrastare ogni firma di marginalizzazione sociale.

Occorrerà che in tutti i contesti in cui la persona vive (in famiglia o in soluzioni alloggiative extra familiari) non si creino situazioni segreganti ed istituzionalizzanti.

In buona sostanza, occorrerà dare concreta attuazione a quanto previsto dal Secondo Programma Biennale di Azione del Governo. Ma bisogna farlo come grande progetto di cambiamento culturale di approccio alla disabilità ed alla non autosufficienza adeguandoci ai paradigmi della Convenzione ONU ed agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile del pianeta e non come ennesimo atto formale o semplicemente estetico, che – come abbiamo visto – non è in grado di produrre i cambiamenti che sono necessari.

Tutto questo noi lo sapevamo già. Al tempo stesso abbiamo avuto modo di sperimentare proprio in queste settimane quanto ancora sia fragile questo paradigma e quali effetti, nefasti, possa produrre.

Abbiamo avuto modo di sperimentare sulla nostra pelle come serpeggi ancora, anche nei livelli istituzionali, un modello pronto a mettere rapidamente da parte dignità, diritti, perfino salute e sicurezza delle persone con disabilità, come se vi fosse alla base la convinzione che le loro vite, nel caso in cui occorre dare delle priorità, abbiano meno valore o siano più facilmente sacrificabili.

E non siamo più disposti a permettere che accada. A nessuno. Mai più.

Estensione dei permessi L104 /99 – COVID 19

La circolare INPS n. 45/2020 ha fornito indicazioni precise in merito alla fruizione del congedo per emergenza COVID-19 e di permessi indennizzati previsti dalla Legge 104/1992, introdotti dal decreto “Cura Italia” del Governo.

La misura prevede, tra l’altro, l’estensione dei giorni di permesso previsti dalla Legge 104 per i lavoratori che assistono una persona con disabilità in situazione di gravità, non ricoverata a tempo pieno, e per i lavoratori a cui è riconosciuta una disabilità grave. Tali permessi sono incrementati di 12 giorni per i mesi di marzo e aprile 2020, per un totale di 18 giorni complessivi di permesso retribuito coperto da contribuzione figurativi (3 giorni marzo + 3 giorni aprile + 12 giorni D.L. n. 18/2020 = 18 giorni).

I giorni di permesso aggiuntivi spettano sia al lavoratore che assiste il familiare con disabilità che al lavoratore con disabilità. Chi assiste due persone, raddoppia il numero di giornate di permesso, che diventano quindi 24 giorni e vengono aggiunti a quelli a cui ha già diritto. Anche il lavoratore che fruisce dei permessi per sé e per assistere un familiare, secondo la circolare dell’INPS, può raddoppiare i giorni aggiuntivi (24 giorni). L’ammontare dei permessi retribuiti L. n. 104/92 è calcolato in base alla retribuzione effettivamente percepita.

L’estensione dei permessi retribuiti deve essere richiesta con modalità diverse, se il lavoratore abbia o meno un provvedimento di autorizzazione.

Il lavoratore che ha già un provvedimento di autorizzazione con validità comprensiva dei mesi di marzo e aprile, non deve presentare una nuova domanda. È già possibile godere delle predette ulteriori giornate e i datori di lavoro devono considerare validi i provvedimenti di autorizzazione già emessi.

Il lavoratore privo di provvedimento di autorizzazione in corso di validità deve presentare domanda secondo le modalità già in uso. Il provvedimento di autorizzazione che verrà emesso sarà considerato valido dal datore di lavoro ai fini della concessione del numero maggiorato di giorni.

I lavoratori dipendenti per i quali è previsto il pagamento diretto dell’indennità da parte dell’INPS (lavoratori agricoli e lavoratori dello spettacolo a tempo determinato), devono presentare una nuova domanda secondo le consuete modalità solo nel caso in cui non sia già stata presentata una istanza relativa ai mesi per cui è previsto l’incremento delle giornate fruibili.

Infine, i dipendenti pubblici, a differenza della generalità dei lavoratori dipendenti, non devono presentare la domanda all’INPS. Quest’ultima, infatti, deve essere presentata alla propria Amministrazione pubblica secondo le indicazioni fornite dalla stessa.

Circolare INPS 45/2020

Tabella agevolazioni lavorative per persone con disabilità e familiari di minori e di persone con disabilità

 

Blues per Janis non si ferma: Dear Mr. Fantasy suonata “a distanza”

Musica, condivisione e solidarietà non si fermano di fronte a niente: neanche l’emergenza sanitaria e sociale dovuta al coronavirus e il conseguente obbligo di stare in casa hanno potuto contenere quell’ondata di passione e divertimento che si concentra nel “Blues per Janis”, concerto con più di 30 musicisti che si tiene due volte all’anno (siamo ormai alla XIV edizione) e abbina alla buona musica la raccolta fondi per Anffas Torino.

La data fissata per questa primavera era il 17 aprile: ovviamente il concerto non si potrà svolgere (l’appuntamento è rimandato, se sarà possibile, a novembre), ma gli amici musicisti e cantanti hanno deciso di confezionare un video collettivo, bellissimo, in cui suonano tutti insieme. Perché la musica abbatte le barriere, unisce le persone intorno alla bellezza, all’armonia e all’altruismo.

Ricordiamo che il “Blues per Janis” è organizzato in memoria di Janis Daprile, una ragazza di 33 anni solare, piena di vita e generosa, sempre pronta a sostenere gli altri. Amava la musica, come tutta la sua famiglia: sono proprio il padre e la madre di Janis a unire tanti musicisti che, attraverso la musica, trasformano la dolorosa perdita in un momento di condivisione.