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Centri Diurni per disabili, il punto della situazione: servono nuove risorse

Un autunno particolarmente intenso aspetta le persone con disabilità e le loro associazioni di riferimento. Ne abbiamo parlato con Giancarlo D’Errico, presidente Anffas Torino, in prima linea nella gestione dei centri diurni per disabili (nel caso specifico, persone con disabilità intellettiva e relazionale) ai tempi del Covid-19. “Fin dalla riapertura di luglio, avevamo denunciato che le normative contenute nel Piano territoriale avrebbero permesso di cavarcela in estate, ma non di tornare al 100% dei servizi a settembre, con la riapertura delle scuole e la ripresa del lavoro. Puntualmente, le carenze sono venute fuori e oggi siamo in grado di garantire il servizio a un numero di utenti tra il 50 e il 70% degli aventi diritto. E le famiglie sono di nuovo al collasso”.

Ma c’è uno spiraglio di luce: “Lunedì scorso abbiamo incontrato Città di Torino e Asl – continua D’Errico – con l’obiettivo di concordare una nuova interpretazione delle normative, tenendo conto del numero di utenti e della loro condizione personale, nonché della dimensione degli ambienti. Mi spiego: finora ogni stanza dei centri diurni potevano ospitare cinque persone, quindi tre disabili e due operatori. Noi abbiamo stanze di 50 metri quadrati: ci stanno comodamente due di questi gruppi, sempre nel massimo della sicurezza. In questo modo, noi riusciremmo ad arrivare al 100% della copertura nel centro di via Fiesole e al 90% in quello di via De Santis, ma il vantaggio è evidente per tutti”.

Rimane il problema delle coperture economiche. Continua il presidente Anffas: “I costi dei trasporti sono raddoppiati, serve più personale e i dispositivi di protezione individuale sono cari: una mascherina ffp2 costa 4 euro e non dura una giornata intera, i camici usa e getta costano 10 euro l’uno. Secondo le nostre stime, avremmo circa un terzo dei costi non coperto dalle rette: insomma abbiamo la possibilità teorica di coprire i servizi al 100%, ma l’impossibilità economica”.

Altro argomento di stretta attualità riguarda il Piano regionale per la non autosufficienza, la cui bozza è stata presentata in Commissione consiliare dall’assessore alle Politiche sociali. “Al di là del merito, la bozza è irricevibile nella metodologia – tuona D’Errico – in quanto l’articolo 4.3 della Convenzione ONU in merito ai “processi decisionali riguardanti le questioni relative alle persone con disabilità” obbliga a consultare le associazioni più rappresentative prima, in fase di rilevazione dei bisogni e coprogettazione, e non dopo, per avere un semplice avvallo. Sono state convocate le parti sociali, intese come padroni e sindacati, ma non noi: non è accettabile. In Puglia, per esempio, gli atti sono stati impugnati e invalidati, perché non è stata seguita la procedura prevista dalla legge”.

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Non autosufficienza: non si possono escludere le organizzazioni della disabilità

«Vivo disappunto» viene espresso dal presidente della FISH Falabella, dopo che i Ministri della Salute e delle Politiche Sociali hanno convocato i sindacati dei pensionati, per confrontarsi sui Disegni di Legge riguardanti la non autosufficienza, volti ad assestare e correggere il primo abbozzo di Piano per la Non Autosufficienza già approvato. «Bisogna ricondurre tale confronto – dichiara Falabella – in seno alla Rete della protezione e dell’inclusione sociale o comunque garantire il confronto stesso con la nostra Federazione e con le altre organizzazioni di persone con disabilità»

 

«Il Fondo per la Non Autosufficienza – si legge in una nota diffusa dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – raggiunge solo il 5% dei titolari di indennità di accompagnamento. Quindi i destinatari effettivi sono ancora molto limitati, solo circa 110.000 beneficiari, di cui circa 50.000 gravissimi, a fronte di emergenze assistenziali particolarmente severe che gravano soprattutto sulle famiglie. E questo nonostante il Fondo sia stato negli anni progressivamente aumentato – oggi è attorno ai 600 milioni – ma sia ancora insufficiente a supportare adeguatamente famiglie e persone. Non è solo una questione di maggiori risorse da destinare, ma è necessaria una programmazione strutturale, omogenea su tutto il territorio nazionale».
«I contorni del Piano per la Non Autosufficienza – dichiara a tal proposito Vincenzo Falabella, presidente della FISH – sono stati definiti, ma vanno fissati e rivisti i dettagli, i criteri selettivi, gli interventi, i livelli essenziali delle prestazioni. Purtroppo l’ultimo confronto reale sul Piano stesso risale all’ottobre dello scorso anno, confronto, per altro, rimasto sempre incompiuto».

Era il 9 ottobre dello scorso anno, quando la Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo aveva convocato, per un confronto su tali temi, la Rete della protezione e dell’inclusione sociale, struttura stabile di confronto fra il Governo, le Regioni e i Comuni, le parti sociali e le organizzazioni del Terzo Settore, che dovrebbe essere coinvolto in particolare quando vi sono da adottare atti di programmazione e di indirizzo in campo sociale.
«E tuttavia – sottolinea Falabella – dopo quell’incontro non vi è stato nessun altro segnale, se non un brutto scivolone nel mese di gennaio di quest’anno, quando fummo costretti a smentire ufficialmente e formalmente che il Piano per la Non Autosufficienza 2019-2021, approvato dalla Conferenza Unificata come allegato del Decreto di Riparto del Fondo per la Non Autosufficienza, avesse mai ottenuto l’approvazione e l’avallo della nostra Federazione».

«Apprendiamo ora – prosegue il Presidente della FISH – che il ministro della Salute Roberto Speranza e la ministra Nunzia Catalfo hanno convocato e incontrato in questi giorni i sindacati dei pensionati, per avviare il confronto su ulteriori Disegni di Legge riguardanti la non autosufficienza, che serviranno per assestare e correggere il primo abbozzo di Piano già approvato. I due Ministri, quindi, hanno scelto evidentemente di avvalersi di interlocutori diversi dalla nostra Federazione e dalle altre organizzazioni delle persone con disabilità, rinunciando alla competenza di queste ultime e negando il loro ruolo non certo sostituibile dalle organizzazioni sindacali».
«Questo – dichiara Falabella – appare inconciliabile con l’atteggiamento, la disponibilità e l’attenzione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, confermata non più tardi della scorsa settimana in occasione dei lavori dell’Osservatorio Nazionale sulle Condizioni delle Persone con Disabilità. Esprimendo pertanto un vivo disappunto, ribadisco la necessità di ricondurre il confronto in seno alla Rete della protezione e dell’inclusione sociale o comunque di garantire il confronto con la FISH e con le altre organizzazioni di persone con disabilità».

Fonte: www.superando.it

 

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Dopo di noi: attenzione alle comunità per minori e ai centri residenziali

“Revoca dell’autorizzazione alla comunità per minori Dafne di Rocchetta Belbo, nel Cuneese. Lo ha deciso la commissione di vigilanza in seguito all’ispezione avvenuta a inizio settembre su segnalazione dell’assessora regionale Chiara Caucino, dopo la denuncia di un padre che aveva presentato una querela ai carabinieri di Chivasso e pubblicato sui social un video del figlio durante una visita a fine agosto”.

Così un articolo di Repubblica (clicca qui) di ieri, sull’argomento trattato anche in un articolo di Gianluca Nicoletti pubblicato sul sito www.pernoiautistici.com, intitolato “Che ci sbattiamo a fare per il dopo di noi? 10 cervelli ribelli chiusi in gabbia valgono 100.000 euro al mese” (clicca qui) nel quale viene riproposto anche il servizio di Rete 4, curato dalla giornalista Raffaella Regoli, che aveva denunciato questo scandalo.

L’INTERVENTO DI ROBERTO SPEZIALE

È intervenuto a proposito anche il presidente nazionale di Anffas, Roberto Speziale: “Queste sono le tipologie di strutture che, dopo la 180 che ha chiuso i grandi manicomi, sono state create ma cambiandogli nome. Questo ha lavato le coscienze di tanti ma sempre “discariche umane rimangono”. La sedazione pesante e il totale annichilamento delle persone ne rimane il principale approccio. Mi sono battuto e, per qualche breve momento ci ho anche creduto, che l’aver fatto la legge 112, conferendo una priorità alla deistituzionalizzazione proprio da questa tipologia di strutture e dai grandi istituti, avrebbe avviato un percorso virtuoso per offrire una alternativa di qualità alle esigenze di residenzialità ove non più possibile continuare a vivere nella abitazione di origine con i propri familiari o si desiderasse avviare un proprio percorso di affrancamento dalla famiglia di origine. (…) Ma che ci piaccia o no è proprio la legge 112 la vera ed unica soluzione, magari aggiornandola e semplificandola come sta cercando di fare l’apposita commissione recentemente costituita dal premier Conte”.

LA LEGGE 112/2016

Che cos’è la Legge 112? “La legge “Dopo di Noi” è entrata in vigore il 25 giugno 2016 e propone per la prima volta un piano volto a garantire il benessere, l’inclusione sociale e l’autonomia delle persone affette da disabilità gravi e, soprattutto, propone un piano per il supporto ai disabili gravi dopo la perdita del sostegno dei genitori.

Clicca qui per il testo completo della Legge 112/2016

ANFFAS TORINO

Anffas Torino, come altre Anffas a livello nazionale, gestisce direttamente le strutture diurne e le strutture residenziali, proprio per evitare che si creino situazioni riprovevoli come quella della comunità per minori Dafne.

Inoltre, per aiutare le famiglie a muoversi tra leggi e burocrazia, lo sportello S.A.I. è sempre disponibile ad ascoltare le esigenze di ciascuno e cercare insieme la giusta sioluzione.

GUARDA IL SERVIZIO-DENUNCIA DI RAFFAELLA REGOLI

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TUTTI a scuola! Per una scuola inclusiva anche ai tempi del Covid-19

Con questo opuscolo – realizzato a cura del gruppo scuola di Anffas Nazionale – si vogliono informare tutti gli studenti, con particolare attenzione per studenti con disabilità, nonché le loro famiglie, della ripresa inclusiva delle attività scolastiche per l’anno 2020/2021. Si parlerà, infatti, dei diritti e delle misure di sicurezza da rispettare per proteggere se stessi e gli altri, anche per dissipare le incertezze, i timori e le false informazioni che stanno girando freneticamente in questi giorni, soprattutto sui social. Al tempo stesso si vogliono avanzare, sinteticamente e in ottica assolutamente collaborativa, proposte, indicazioni e materiali operativi da utilizzare per il rientro in classe degli alunni con disabilità.

Infatti, per gli alunni con disabilità, soprattutto intellettiva e disturbi del neurosviluppo, l’anno scolastico 2019/2020 non si è di certo concluso in bellezza. Molti sono stati i disagi vissuti durante la pandemia dalle famiglie e dagli stessi alunni, che molto spesso, senza i giusti sostegni, non hanno potuto efficacemente fruire della didattica a distanza, rimanendo spesso isolati dal gruppo classe, tutto ciò con maggiore sacrificio del diritto allo studio e dell’inclusione scolastica. I compagni, nel frattempo, hanno potuto portare avanti il percorso educativo e scolastico, seppur con tutti i limiti del caso, potendo sfruttare in modo più efficace le potenzialità di tale strumento. Questo è lo scenario di partenza e da qui occorre ripartire, senza che più alcun diritto sia sacrificato.

L’auspicio è che in maniera agile si possano fornire poche ma chiare coordinate per creare quel rapporto di corresponsabilità tra scuole-famiglie-alunni ed enti del territorio che possa rendere effettivamente fruibile, in condizioni di sicurezza il percorso scolastico ed educativo di tutti gli alunni, nessuno escluso, perché sin da questi primi giorni di avvio ci sia una… Buona scuola per tutti!!

Anffas – Tutti a scuola! – ed. settembre 2020

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Ragazzo autistico ferito dalla polizia negli Stati Uniti. Quanta conoscenza c’è sulla disabilità?

“Ancora polizia nella bufera negli Stati Uniti. Questa volta a sollevare indignazione è un caso avvenuto nei giorni scorsi nello Utah, a Salt Lake City. Una donna ha chiamato la polizia perché suo figlio autistico aveva una crisi e urlava a squarciagola. Gli agenti giunti sul posto hanno intimato al ragazzo di 13 anni di mettersi a terra e poi, non ascoltati, hanno aperto il fuoco, colpendo il teenager diverse volte. Ora il ragazzo si trova ricoverato in ospedale e le sue condizioni sono definite gravi dai medici”.

Questa notizia (qui nella versione di Repubblica) è stata pubblicata da tutti i media. È una vicenda drammatica, che – tra le tante – solleva anche questa domanda: le nostre forze dell’ordine (che fortunatamente non usano le armi e non adottano tecniche violente con la sconvolgente facilità della polizia statunitense) sono preparate per affrontare casi del genere? Conoscono i comportamenti che derivano dalle varie forme di disabilità intellettiva e relazionale? Potrebbe essere utile proporre loro un corso di formazione sulla disabilità?

La foto di Linden Cameron è stata scattata dalla madre e pubblicata da Kutv.

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Supporti alle famiglie con persone con disabilità: lettera della FISH alla Regione Piemonte

Si apre la vertenza sulla riattivazione dei supporti alle famiglie con persone con disabilità: con una lettera firmata dal presidente Pericle Farris, la FISH Piemonte – Federazione Italiana Superamento Handicap (di cui fa parte Anffas Piemonte e Giancarlo D’Errico è vicepresidente) ha chiesto un incontro con i vertici della Regione Piemonte, a partire dal Governatore Alberto Cirio, dall’Assessore alla Sanità Genesio Icardi, dall’Assessore al Welfare Chiara Caucino e dall’assessore a Lavoro e Istruzione Elena Chiorino.

Riportiamo il testo completo della lettera inviata nella giornata di ieri, martedì 25 agosto.


Oggetto: Richiesta di incontro urgente per la pianificazione delle azioni necessarie alla riattivazione e attivazione dei supporti alle famiglie con persone con disabilità ed in particolare Disturbi dello Spettro Autistico (ASD= Autism Spectrum Disorder)

L’emergenza COVID-19 ha pesantemente segnato le famiglie con persone disabili e i disabili stessi, tanto più se con disabilità intellettive.

Dopo il lungo periodo di chiusura la necessità di applicare le norme di prevenzione e contenimento del contagio ha imposto un riavvio, in luglio, dei servizi a sostegno delle famiglie stesse in misura talmente ridotta da rendere indispensabile un immediato confronto per la programmazione e progettazione del prossimo futuro.

A tale proposito ricordiamo che la FISH Piemonte già al momento del riavvio delle attività dei Centri Diurni fece presente che non sarebbe stato sopportabile andare oltre il mese di settembre 2020 senza un piano programmatico applicabile di ripristino dei servizi al livello pre COVID-19.

Crediamo sia quindi arrivato il momento di agire in sinergia, presto e bene, per arginare il rischio di farsi cogliere impreparati, dopo tutti questi mesi di pandemia e di sacrifici.

Tanto più urgente è l’avvio di azioni a supporto, in presenza di ASD, con la riapertura delle scuole annunciata ma senza una pianificazione con i soggetti coinvolti (famiglie, sistema di trasporto, istituzioni scolastiche), con la recrudescenza dei contagi, la brutta stagione che incombe.

A questo proposito esponiamo quelle che per noi sono misure urgenti per la ripartenza di settembre:

  • pianificazione di interventi psicoeducativi volti ad insegnare alle persone autistiche di ogni età e funzionamento, l’uso delle mascherine, il rispetto del distanziamento, l’igiene delle mani e degli spazi, inoltre predisporre strumenti comunicativi ed educativi adeguati per favorire la possibilità, per tutte queste persone, di sottoporsi ai test sierologici e ai tamponi. La mancanza di queste azioni predispone queste stesse persone e le comunità che frequentano a maggior rischio di contagio o alla necessità di adottare misure di isolamento (a casa e a scuola), che di fatto risulterebbero non inclusive e palesemente discriminatorie.
  • Individuazione di luoghi protetti (posti letto in ospedali o reparti di psichiatria) per eventuali periodi di quarantena o degenza per persone autistiche e loro care giver di riferimento. Luoghi con personale formato specificatamente in autismo e supervisionato da esperti. Questi luoghi dovrebbero essere altresì individuati per creare dei reparti per la rieducazione comportamentale in casi di autismo con comportamenti dirompenti (che non devono essere trattati farmacologicamente o almeno in maniera esclusiva).

Ci sia consentito evidenziare che, per l’attuazione di questi due punti, è imprescindibile il supporto sia formativo che di supervisione del CENTRO REGIONALE ESPERTO PER L’AUTISMO IN ETA’ ADULTA. Attualmente però questo servizio di eccellenza (non solo a livello Regionale, ma anche nazionale) è significativamente svilito nella sua operatività dal mancato utilizzo delle risorse già stanziate nel 2016, rendendolo di fatto un servizio depotenziato e quindi inefficace rispetto al bisogno peraltro accresciuto dalla pandemia.

Proseguendo ed operativamente è da ritenersi quindi di primaria importanza:

  • la riattivazione urgente dei Tavoli di Coordinamento Regionale per l’Autismo (età evolutiva/ età adulta), sia per la pianificazione delle indispensabili strategie su descritte, che per riprendere la coprogettazione relativa ad altri temi fondamentali per le persone autistiche che possono essere riassunte nell’attuazione delle due DGR sui Disturbi dello Spettro Autistico (ASD=Autism Spectrum Disorder – DSM-5): DGR 2-4286 del 29/11/2016 (ASD età evolutiva), DGR 88-8997 del 16/05/2019 (ASD età adulta)
  • il potenziamento, considerato il continuo aumento delle diagnosi, delle equipe multidisciplinari dedicate, con personale in possesso della formazione specifica per ASD;
  • l’apertura degli accreditamenti a strutture specializzate (già esistenti nella nostra Regione) nel TRATTAMENTO di ASD (non semplicemente logopedia e psicomotricità), secondo quanto indicato come APPROPRIATO dalle Linee Guida 21 per l’Autismo dell’ISS, che consenta una piena applicazione dei LEA secondo approcci Evidence Based.
  • la nascita di centri residenziali e semiresidenziali (dedicati o misti) con personale specializzato e supervisione di esperti in ASD, con la ridefinizione dei criteri di qualità dei servizi e loro monitoraggio/vigilanza da parte della Sanità.

Quanto evidenziato per le persone con ASD vale in termini di confronto generale per la riattivazione dei servizi necessari per tutte le persone con disabilità ed affrontabili positivamente attivando tutti gli strumenti disponibili ad iniziare dalla coprogrammazione e coprogettazione con gli enti di rappresentanza quali Fish Piemonte e Forum del Terzo Settore.

Certi della vostra comprensione per la nostra preoccupazione e della reciproca volontà di avviare una proficua fase di realizzazione delle iniziative necessarie al benessere ed alla dignità delle famiglie e delle persone con disabilità restiamo in attesa di un vostro gradito e sollecito riscontro, con l’occasione porgiamo cordiali saluti

FISH Piemonte
Il presidente Pericle Farris

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Fondi nazionali, 6 milioni di euro per il terzo settore. D’Errico: “Risorse importanti, usiamole bene”

Ieri la riunione sui criteri di riparto convocata dall’assessorato regionale al Welfare con i rappresentanti regionali del Terzo Settore. Soddisfatto il presidente Anffas Torino e vicepresidente FISH Piemonte: “Ringrazio l’assessore Chiara Caucino per la disponibilità, lavoriamo insieme alla coprogettazione di servizi e supporti stabili”

 

“La riunione convocata ieri dall’assessorato regionale al Welfare per confrontarsi con i rappresentanti regionali del Terzo Settore sui criteri di riparto dei fondi nazionali è andata molto bene: ci tengo a ringraziare l’assessore Chiara Caucino per la disponibilità e l’attenzione con cui ha ascoltato le nostre istanze, è la giusta base di partenza per utilizzare in modo costruttivo i fondi a disposizione, che sono importanti e vanno gestiti al meglio per contrastare la crisi economica e sociale che stiamo vivendo”.

Così Giancarlo D’Errico, presidente Anffas Torino e vicepresidente FISH Piemonte, saluta con soddisfazione l’incontro che si è tenuto ieri mattina. Ad oggi, per il 2020 sono previsti quasi 6 milioni di euro complessivi, di cui oltre 1,9 accertati e circa 3,9 in attesa di approvazione definitiva con apposito decreto di assegnazione. Lo schema di riparto prevede l’assegnazione del 55% delle risorse alle organizzazioni di volontariato, del 40% alle associazioni di promozione sociale e del 5% alle fondazioni non bancarie.

“L’assessore – continua D’Errico – ha indicato gli obiettivi generali cui i progetti debbono tendere: contrasto alla povertà e riduzione delle ineguaglianze sono prioritari, ma quando si parla di salute, cultura, istruzione e sport, sono tutti argomenti che Anffas conosce bene. Sono la sostanza della nostra strategia di sostegno alle persone con disabilità intellettiva e alle loro famiglie, sono il nucleo dei tanti progetti che abbiamo in cantiere. Auspichiamo che il dialogo tra le parti prosegua in modo cordiale e collaborativo, nell’ottica della coprogettazione di servizi e supporti, a persone e associazioni, che diventino stabili nel tempo”.

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L’appello delle famiglie Anffas: “I caregiver familiari non possono più aspettare”

Le 14.000 famiglie associate ad Anffas, che da sempre si battono per vedere riconosciuta ed adeguatamente sostenuta la figura del caregiver familiare, auspicano che il Parlamento approvi al più presto una apposita legge in merito.

A tal fine Anffas ha depositato presso la 11^ Commissione del Senato un proprio articolato testo emendativo (in linea con analoghe proposte di Fish e Forum del Terzo Settore), i cui punti ritenuti maggiormente qualificanti sono:

  • il ribadire che il caregiver familiare non sostituisce gli interventi, le prestazioni ed i servizi di cui può essere beneficiaria la persona assistita, ma li integra e li valorizza nell’ottica di una proficua collaborazione tra i diversi soggetti, a vario titolo coinvolti;
  • il contribuire a costruire un contesto inclusivo e solidale, dove al centro ci sia sempre la persona, perseguendone la migliore qualità di vita possibile nel rispetto del proprio progetto individuale di vita;
  • il chiarire che il mettersi a disposizione per l’attività di cura da parte del caregiver deve rappresentare una scelta volontaria per concorrere, all’interno di una serie integrata di servizi, al percorso di vita della persona di cui si prende cura e carico e con l’assenso di quest’ultima;
  • la necessità di intervenire verso quei caregiver, in genere donne, che hanno svolto, nella loro vita, attività di cura soprattutto in un percorso di lunga assistenza, ma senza alcun concreto riconoscimento e supporto;
  • il riconoscere il lavoro di cura prestato, garantendo anche una specifica tutela pensionistica previdenziale;
  • il prevedere la possibilità di optare, in alternativa, per la corresponsione di un’indennità economica;
  • il prevedere la tutela della salute e dell’equilibrio psico-fisico del caregiver, garantendo la possibilità di avere propri spazi, proprie necessità ed una propria vita.

Si deve prendere atto che non si può più attendere ulteriormente per avere una legge sui caregiver familiari, visto che anche durante l’attuale pandemia le famiglie delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo e non autosufficienti sono state lasciate da sole ad affrontare un carico spesso molto al di là delle loro stesse forze. Ciò a causa della totale mancanza di una adeguata rete di servizi e sostegni.

Si tratta, in buona sostanza, di mettere in atto una serie diversificata di soluzioni che vada dall’accesso ai servizi di sollievo appositamente dedicati ai caregiver, al riconoscimento economico e previdenziale soprattutto delle mamme che hanno dovuto, loro malgrado, abbandonare il lavoro per dedicare la loro vita ai propri cari con gravi disabilità, alla previsione ancora di sistemi assicurativi volti a garantire sia il caregiver che la persona con disabilità ed alla costruzione e sostegno di risorse informali che i territori possono attivare e promuovere, anche grazie all’attivo coinvolgimento degli enti del terzo settore e delle reti di volontariato.

In questa direzione, con spirito collaborativo e propositivo, va la proposta di Anffas, la più grande associazione italiana di familiari delle persone con disabilità (caregiver da sempre), che non può, e speriamo non lo rimanga, restare inascoltata.

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Riaprono i centri diurni per disabili: il servizio del TG3

Il servizio del TG3 di lunedì 20 luglio sulla riapertura dei centro diurni per disabili, con le immagini dalla struttura di via Fiesole e l’intervista al presidente di Anffas Torino Giancarlo D’Errico

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Una mattina di festa: riaperti i centri diurni per disabili gestiti da Anffas

Dopo più di quattro mesi con i cancelli chiusi, stamattina sono finalmente riaperti i centri diurni per disabili gestiti da Anffas Torino, associazione di riferimento per le persone con disabilità intellettiva e le loro famiglie, in via Fiesole (dove c’è anche il centro residenziale) e in via De Santis.

La riapertura è avvenuta nel pieno rispetto delle normative di sicurezza: dopo l’approvazione del piano operativo da parte del Comune di Torino, l’ASL ha provveduto, in tempi molto rapidi, a sottoporre al tampone tutti gli operatori e gli utenti. La normativa prevede che ogni stanza ospiti al massimo cinque persone tra personale e utenti; con disabili gravi e gravissimi, il rapporto non può che essere di due operatori per tre utenti (mentre normalmente, in spazi comuni, il rapporto è di un operatore per tre utenti). Nel caso specifico dei CDD gestiti da Anffas, in via Fiesole ci sono 21 persone accreditate ma solo tre stanze, per quanto grandi, quindi possono rientrare al massimo 9 utenti al giorno; in via De Santis invece sono accreditati 14 utenti e le stanze sono cinque, per cui possono rientrare tutti gli utenti, ma si crea un problema di personale.

Questa mattina, in via Fiesole, c’erano anche le telecamere della RAI a riprendere la ripresa delle attività. A partire dalle ore 9 sono arrivati sette utenti, in un clima di entusiasmo collettivo: ragazzi, ragazze e operatori non vedevano l’ora di potersi rivedere (ma non ancora riabbracciare, perché le distanze di sicurezza vanno comunque mantenute).

“Quattro mesi sono lunghi – commenta Giancarlo D’Errico – le famiglie sono contente perché vedono una risposta tangibile alle loro necessità. Riapriamo nel rispetto delle regole di protezione dal virus, che sono quelle definite dal protocollo nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità, da noi modulate al servizio. Altre regole derivano dalle risorse disponibili: non tutti potranno frequentare il centro contemporaneamente, bisognerà fare dei turni, ma per i mesi di luglio e agosto riusciremo a garantire la quasi totalità delle richieste”.

Poi il presidente Anffas Torino guarda al futuro: “Mi aspetto che questo mese e mezzo serva per sperimentare nuovi modelli operativi. Mi auguro che possano essere rese disponibili risorse aggiuntive, perché quelle a disposizione sono esaurite dalla nuova organizzazione, dai dispositivi di protezione personale, dal nuovo modello dei trasporti. Non sarà facile, ma non potrà esserci un abbassamento del servizio, altrimenti torniamo indietro di 20 anni rispetto al modello Torino e Piemonte di assistenza delle persone con disabilità. Ci aspettiamo che tutti facciano la loro parte: noi faremo la nostra, anche ci aspettiamo lo stesso impegno fin qui dimostrato da parte di Comune e Regione”.