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Niente integralismi sui nuovi Piani Educativi Individualizzati

La pubblicazione dei nuovi modelli di PEI (Piano Educativo Individualizzato) sta sollevando un dibattito interessante, che deve andare oltre alle posizioni aprioristiche del “tutto giusto” o “tutto sbagliato” per approfondire una questione complessa con spirito costruttivo. Non si può, per esempio, giudicare la bontà di un provvedimento sulla base del fatto che, se male applicato, possa portare a emarginazione ed esclusione. Le scuole dove di fatto esistono le “classi differenziate” purtroppo esistono già, anche sul nostro territorio. Le “aulette sostegno”, che siano poco più che sgabuzzini o ampie aule con attrezzature informatiche di ultima generazione, possono essere al tempo stesso luogo tranquillo e necessario per alcuni alunni con disabilità o luoghi di esclusione ed emarginazione nei quali la scuola cerca di sopperire a tutte le sue carenze strutturali, di organico e organizzative.

Riportiamo, a questo proposito, un articolo molto esaustivo di Salvatore Nocera della FISH, pubblicato sul portale superando.it.


La pubblicazione dei nove documenti normativi concernenti i nuovi modelli di PEI (Piano Educativo Individualizzato) per gli alunni e le alunne con disabilità in forma elettronica, ispirati all’ICF [Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, N.d.R.], stanno determinando delle reazioni che non esiterei a definire manichee o integraliste. Infatti, se da più parti alcuni studiosi e operatori della scuola li osannano come una grande conquista pedagogica epocale, altri studiosi e operatori scolastici, come i componenti del Direttivo del CIIS (Coordinamento Italiano Insegnanti di Sostegno), ne parlano malissimo, su queste stesse pagine, attaccando in tal modo la stessa FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), “rea”, sempre su queste pagine, di averne dato una valutazione prudente.

Questa, sostanzialmente, è l’accusa che è stata mossa: che all’interno dei nuovi dettati normativi previsti nel PEI è prevista la possibilità di esonero parziale, per alcune ore, dalla frequenza scolastica degli alunni con situazioni più complesse. Addirittura, il CIIS ha lanciato l’allarme, ipotizzando il ritorno alle “classi speciali” attraverso l’uscita permanente dall’aula degli alunni con disabilità insieme agli insegnanti di sostegno.
Ora, che esista la possibilità che vi siano scuole in cui tali prassi possano verificarsi, a causa dell’impreparazione e della mancata conoscenza delle norme da parte di alcuni Dirigenti Scolastici, ciò è sicuramente vero. E tuttavia tali casi sono stati denunciati in passato e talvolta anche perseguiti giudizialmente. Ma da qui a dire che siamo ritornati a cinquant’anni fa, molto ce ne corre.

In verità, già Dario Ianes e Andrea Canevaro, figure fondamentali per l’inclusione scolastica nel nostro Paese, avevano denunciato in una loro ricerca di alcuni anni fa che man mano si proceda dal primo all’ultimo anno delle scuole superiori, si riduce anche il numero delle ore di presenza in classe degli alunni con disabilità più complesse. Ma è pur vero che questa è la conseguenza del venir meno della spinta propulsiva di cinquant’anni fa, quando ebbe inizio il movimento irrefrenabile dell’inserimento, poi dell’integrazione, infine dell’inclusione, che ha determinato forti innovazioni nel mondo della scuola.
Purtroppo, dall’inizio del nuovo millennio si sono ridotte le risorse finanziarie pubbliche a favore del mondo scolastico, sono cambiate le famiglie e gli operatori scolastici e i nuovi docenti curriculari non hanno avuto alcun tipo di formazione iniziale sulle didattiche inclusive, delegando ai soli docenti di sostegno la presa in carico dei progetti inclusivi.
La stessa opinione pubblica, a partire dagli Anni Ottanta, ha rivolto la propria attenzione altrove, considerando che dopo l’approvazione di un’ampia normativa e di giurisprudenza in materia, non ci fossero più problemi. Le Associazioni, invece, hanno continuato a seguire la situazione, stimolando spesso l’Amministrazione Scolastica e il Parlamento a migliorare la normativa.
È anche questo il caso dei nuovi modelli di PEI, previsti nel Decreto Legislativo 66/17, alla cui formulazione la FISH ha contribuito, anche se tutte le sue proposte non sono state accolte. Ecco perché abbiamo dato un giudizio prudente, approvando i contenuti introdotti, ma evidenziando ciò che ancora manca o che non è ancora sufficientemente chiaro.
E tra coloro i quali hanno accolto con giudizio favorevole i nuovi dettati normativi, ci sono autorevoli studiosi, come il già citato Dario Ianes, docente all’Università di Bolzano e cofondatore del Centro Studi Erickson, e Raffaele Ciambrone, dirigente del Ministero dell’Istruzione, il quale ritiene, pur criticando gli estimatori acritici dell’impianto del modello ICF, che i nuovi PEI possano contribuire a migliorare la qualità dell’inclusione scolastica.

E in ogni caso, ricordo in conclusione, l’articolo 21 del Decreto Interministeriale 182/20, che trasmette tutti i modelli dei nuovi PEI, stabilisce che alla fine delle lezioni, verso il mese di maggio gli Allegati al provvedimento possano essere corretti e integrati.
La FISH e quanti sono di buona volontà si adopereranno, dunque, per formulare delle proposte di modifica e chiarimenti da sottoporre al parere dell’Osservatorio Ministeriale sull’Inclusione Scolastica, affinché il Ministero, d’intesa con quello dell’Economia e delle Finanze, vogliano apportare le necessarie modifiche correttive.


Per chi vuole saperne di più… Saranno Dario Ianes, Flavio Fogarolo e Sonia Cramerotti, curatori della guida “Il nuovo PEI (Piano Educativo Individualizzato) in prospettiva bio-psico-sociale ed ecologica. I modelli e le Linee guida del Decreto interministeriale n. 182 29/12/2020 commentati e arricchiti di strumenti ed esempi”, ad animare nel pomeriggio del 25 gennaio il seminario in rete promosso dal Centro Studi Erickson, intitolato “Nuovo PEI: che cosa cambia?”

Per iscriversi (gratuitamente) al webinar del 25 gennaio, accedere a questo link.

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Roberto Keller intervistato da RepTv sull’autismo in età adulta: le sue risposte

Roberto Keller, responsabile del centro regionale del Piemonte per le persone con disturbi dello spettro autistico in età adulta, è stato intervistato dalla giornalista Fiammetta Cupellaro per RepTv (qui il link).

Ecco alcune delle sue risposte.

“Occuparsi delle persone con disturbi dello spettro autistico in età adulta è importante, primo perché l’autismo è una condizione che permane tutta la vita e gli interventi devono proseguire adeguandosi alle varie fasi della vita, compresa l’età adulta. Secondo, perché bisogna fare le diagnosi di autismo anche a persone in età adulta che non sono state seguite in precedenza, con i conseguenti problemi dovuti alla mancanza di interventi”.

“Il disturbo dello spettro autistico è molto vario, di conseguenza il percorso di interventi deve essere individualizzato, specifico per la persona, la sua condizione e il suo contesto di vita. È in base alle caratteristiche del singolo che si costruisce un processo individuale e personalizzato”.

“I test sono utili perché danno informazioni che permettono una conoscenza più approfondita dell’individuo, anche se non si può prescindere dalla valutazione clinica della persona, della sua famiglia e del contesto. L’analisi personale rimane fondamentale, i test aggiungono informazioni che permettono di definire meglio il percorso del singolo individuo”.

“La situazione italiana riguardo all’autismo in età adulta? Si sta facendo un grande sforzo per produrre un cambiamento, volto alla formazione degli specialisti (medici, psicologi, assistenti sociali, terapisti) e alla creazione di centri dedicati alla valutazione diagnostica e all’intervento specifico”.

“Sono già in corso di pubblicazione, sul sito dell’Istituto Superiore della Sanità, delle linee guida riguardanti l’autismo in età adulta, un grande lavoro che coinvolge tanti professionisti e che punta a offrire indicazioni precise per gli operatori”.

“Nel passaggio dall’età scolastica all’età adulta ci deve essere una transizione graduale, gestita dalla famiglia insieme al neuropsichiatra infantile e a chi lo seguirà in età adulta, per costruire un percorso fluido, con almeno un anno di compresenza dei professionisti, per non abbandonare le famiglie nel momento in cui vengono a mancare la scuola e la strutturazione della giornata che garantisce”.

“Centri per le persone con disturbi dello spettro autistico in età adulta, come il nostro piemontese, stanno nascendo in tutte le regioni italiane. Bisogna creare un modello che faccia crescere realtà del genere in ogni azienda sanitaria, non un percorso centralizzato ma diffuso in modo capillare sul territorio nazionale”.

Clicca qui per vedere il video dell’intervista a Roberto Keller

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Raccontare il diritto alla felicità: Anffas consiglia il film “Vengo anch’io”

«Raccontare il diritto alla felicità». Era l’obiettivo dei comici Corrado Nuzzo e Maria Di Biase, coppia artistica e nella vita, protagonista e al debutto alla regia con la commedia agrodolce “Vengo anch’io”, uscita in sala nel 2018.

Popolari grazie ai programmi della Gialappa’s, Zelig e Quelli che il calcio, per la loro opera prima Nuzzo e Di Biase non si sono limitati a un film di sketch: «Non ci allontaneremo mai dal far ridere, ma ci piace farlo affrontando delle tematiche – dice Nuzzo -. Qui parliamo di solitudine, inserimento, bisogno di sognare un futuro migliore, difficoltà a creare un gruppo».

I protagonisti del film sono Corrado, assistente sociale aspirante suicida, il suo ex paziente Aldo (Gabriel Dentoni), affetto da sindrome di Asperger, e Maria, appena uscita di prigione, desiderosa di rivedere la figlia (Cristel Caccetta), giovane atleta salentina.

Bastonati dalla vita, e stanchi di mettersi in gioco perché oramai assuefatti alla sconfitta, per uno strano scherzo del destino saranno costretti a intraprendere un viaggio insieme che li porterà a confrontarsi con il proprio passato, a lottare con i propri demoni e a uscire dalle proprie solitudini.

Una banale gara di canottaggio amatoriale li renderà un gruppo coeso, desideroso di un riscatto a tutti i costi. Per vincere bareranno e perderanno in malo modo, ma non sarà una vera sconfitta, perché intanto scopriranno di essere diventati una famiglia che è in grado di trasformare in successo la somma delle loro sconfitte individuali.

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Consiglio letterario: “Né giusto né sbagliato” di Paul Collins

Continuano i consigli culturali di Anffas Torino. Dopo aver proposto il film “Copperman – L’uomo di rame”, stavolta tocca a un libro: “Né giusto né sbagliato” di Paul Collins. A seguire la recensione, tratta dal sito www.adelphi.it.

Il piccolo Morgan Collins ha tre anni. Legge tutto quello che gli capita a tiro, dalle annate di vecchi giornali ai manuali di medicina. Ma se qualcuno gli chiede come si chiama non risponde, e le frasi più ovvie sono per lui un rompicapo insolubile. Per descrivere questo comportamento i medici sono soliti usare una parola semplice e definitiva: autismo. In realtà, come dimostra Paul Collins in questo affettuoso, disarmato e toccante ritratto dal vero di suo figlio, quella parola, prima che una diagnosi, è la soglia d’accesso a un continente misterioso e affascinante, con i suoi primi abitanti (il Ragazzo Selvaggio che sconcertò l’Europa del Settecento), i suoi cartografi (da Freud ad alcuni coraggiosi ricercatori di oggi, spesso non meno eccentrici dei loro pazienti), le sue imprevedibili propaggini (ad esempio i programmatori della Microsoft, che invece di guardarti in faccia seguono quello che dici sullo schermo del loro computer). Una volta chiuso a malincuore questo libro necessario e incantevole, intessuto di storie lontanissime fra loro, i lettori non sapranno probabilmente dire che cosa abbiano letto. E avranno una ragione di più per amare Collins quando afferma: «E comunque non è come pensano loro: non è una tragedia, non è una triste storia, e neppure il film della settimana. È la mia famiglia».

Paul Collins
Né giusto né sbagliato
Avventure nell’autismo
Adelphi editore
Traduzione di Carlo Borriello
2005, pp. 268
€ 18,00 

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Corso di formazione sulla Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA)

Con Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) si indica un insieme di conoscenze, tecniche, strategie e tecnologie atte a semplificare e incrementare la comunicazione nelle persone che hanno difficoltà a usare i più comuni canali comunicativi, con particolare riguardo al linguaggio orale e alla scrittura. Viene definita Aumentativa in quanto non si limita a sostituire o a proporre nuove modalità comunicative ma, analizzando le competenze del soggetto, indica strategie per incrementare le stesse (ad esempio le vocalizzazioni o il linguaggio verbale esistente, i gesti, nonché i segni); Alternativa in quanto si avvale di strategie e tecniche diverse dal linguaggio parlato. Tale “approccio” ha come obiettivo la creazione di opportunità di reale comunicazione e di effettivo coinvolgimento della persona; pertanto dev’essere flessibile e su misura della persona stessa.

Anffas Torino aveva affrontato questo importante argomento nel corso di formazione intitolato “Disturbi dello spettro autistico in età adulta, possibili aree di intervento e strumenti”, che si è tenuto lo scorso febbraio, in particolare con gli interventi delle dottoresse Nataly Vivenzio e Carla Tagliani del Centro sovranazionale per la CAA Ca Grande (Milano).

Clicca qui per approfondire

Ora è disponibile in rete un altro corso di formazione: “CAA: risorse e strategie. Un contributo qualificante per la scuola dell’inclusione e dell’innovazione”, iniziativa di Fondazione per la Scuola e Fondazione Paideia, nell’ambito del progetto Riconnessioni.

Clicca qui per accedere al corso

Questi gli argomenti del corso.

  1. Introduzione alla Comunicazione Aumentativa Alternativa – Avere difficoltà nell’espressione verbale, non poter esprimere a parole i propri bisogni e pensieri causa difficoltà di relazione e di partecipazione al proprio contesto di vita. A volte si aggiungono difficoltà di comprensione verbale che rendono il percorso di vita ancora più complesso. La Comunicazione Aumentativa Alternativa è una pratica clinica che nasce con l’intento di compensare tali difficoltà, favorendo la partecipazione.
  2. Il testo in simboli della CAA – Per chi non ha accesso ai testi la scrittura in simboli rappresenta una facilitazione. Proponendosi come sistema integrato (sinsemia), il libro in simboli apre a diverse possibilità di lettura condivisa. Anche questo tipo di testo, come tutti gli altri, ha livelli diversi di complessità; è compito del docente scegliere quello adatto ad ogni bambino, confezionarlo “su misura”.
  3. Dalla proto-lettura alla lettura accessibile e personalizzata – Pur avendo compiuto un percorso evolutivo dal gesto al linguaggio, nella comunicazione permane ancora il gesto deittico; lo utilizziamo nella lettura dei libri in simboli (modeling). La capacità di riferirsi a oggetti e dati esterni e di tenere vivo il collegamento al contesto assicura un efficace apprendimento al simbolico, favorendo l’esperienza di acquisizione dei significati. Con queste competenze possiamo costruire l’accessibilità e promuovere la personalizzazione della lettura.
  4. L’atmosfera di parola e la lettura partecipata – Il libro è un oggetto aperto, come lo è ogni storia; dentro possiamo afferrare diverse possibilità di comprensione, interpretazione, apprendimento. Una efficace strategia di inclusione inizia con la creazione di un’atmosfera di parola (spazio e tempo in cui far risuonare i significati e sviluppare competenze comunicative). Così accade la partecipazione, ancor più facilitante quando assume sembianze di gioco. E allora il gruppo classe diviene comunità narrativa…
  5. I libri in simboli per lo sviluppo della competenza lessicale – I libri sono come scrigni, che contengono nuclei di parole connesse fra loro da rapporti di significato. Nei libri in simboli, questi rapporti emergono in modo particolare grazie ai pittogrammi, che comunicano in maniera diretta il significato delle parole in costante dialogo con il testo alfabetico; fra parole a forma di iceberg, sinonimi e polisemia, il viaggio nel lessico mediato dalle storie rende l’apprendimento un’esperienza piacevole e partecipata.
  6. L’approccio della grammatica valenziale nei libri in simboli – Secondo il modello valenziale, la frase è come un dramma in miniatura. Allo stesso modo, un buon numero di simboli della CAA mette in scena una rappresentazione del significato essenziale e ben formata. Grazie a questa proprietà, i libri in simboli possono costituire un primo strumento per riflettere con gli studenti in modo attivo e partecipato sulla struttura nucleare della frase, coniugando il piano della semantica e quello della sintassi.
  7. I simboli della CAA nell’apprendimento dell’italiano L2 – Utilizzare i simboli nella didattica della lingua L2 può essere di supporto per rinforzare l’accesso al significato delle parole. In una classe con alunni di madrelingua non italiana può rappresentare inoltre uno strumento di inclusione adatto a tutti. Si vedranno esempi di lavoro sul lessico a partire da I libri per tutti, esperienze pratiche in una classe di scuola primaria e alcune proposte di sviluppo per la didattica.
  8. Una biblioteca per l’inclusione – Le persone responsabili dei processi di cambiamento, a cui tutti oggi siamo provocati, manifestano attitudini in grado di creare intelligenza collettiva. Immaginando e progettando nuovi contesti inclusivi, le biblioteche si presentano come ambienti facilitanti la comunicazione e la relazione interpersonale, per essere riconosciuti come spazi privilegiati per la crescita di comunità narrative.
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In ognuno di noi c’è un supereroe: Anffas consiglia il film Copperman

Copperman (l’uomo di rame), film del 2019 diretto da Eros Puglielli con Luca Argentero attore protagonista, racconta con sensibilità e delicatezza il tema della disabilità intellettiva, pur senza mai citarla direttamente. E’ un film che permette di trascorrere una serata in famiglia in modo allegro e intelligente: un buon consiglio, in questo periodo di lockdown in cui siamo tutti obbligati a rimanere a casa.

La recensione del sito mymovies.it (clicca qui)

Anselmo è un bambino molto particolare. Dotato di grandissima fantasia e sensibilità, affronta la quotidianità da solo con la madre in maniera tutta sua: ha sviluppato un’ossessione per i colori, per le forme circolari e soprattutto per i supereroi. Desidera tanto possedere anche lui dei superpoteri per poter salvare il mondo come il padre, che in realtà lo ha abbandonato subito dopo la sua nascita. Questo desiderio cresce dopo aver conosciuto Titti, una bambina molto stravagante, che però viene costretta ad allontanarsi presto da lui. Anselmo cresce ma non smette di guardare il mondo in maniera infantile tanto che, grazie all’aiuto di un caro amico di famiglia, si trasforma in Copperman, l’uomo di rame, che di notte aiuta a ripulire il proprio paese dalle ingiustizie. Le responsabilità di Copperman diventeranno più grandi quando finalmente Titti tornerà a casa.

Questo di Eros Puglielli sembra un cinema di altri tempi. Non solo per le atmosfere vintage date da una (curatissima) scenografia che riporta direttamente indietro ad altri anni, ma soprattutto per l’approccio genuino e fresco con cui si avvicina a certe tematiche. L’espediente supereroistico qui non ha infatti nulla di ultraterreno, ma diventa una semplice fantasia infantile per affrontare dei traumi, delle problematiche intrinseche nei personaggi. Senza pietismo ed al tempo stesso senza superficialità, si mettono in campo le classiche dicotomie tra buoni e cattivi filtrate dagli occhi di un bambino che non è mai cresciuto.

Vengono alla mente alcune opere di Jean-Pierre Jeunet in cui non ci si interfaccia solo con il racconto di un personaggio, ma il suo mondo diventa visivamente anche quello dello spettatore. Ed è quello che prova a fare Puglielli con il proprio film e quello che riescono a ricreare anche i bambini (non) cresciuti interpretati perfettamente da Luca Argentero e Antonia Truppo.

La linea sottile tra il gioco infantile e la complessità di certe dinamiche messe in campo è percorsa con molta cura, forse anche troppa, tanto che a volte si ha la sensazione che questa delicatezza abbia frenato un po’ l’elemento di intrattenimento e l’impatto emotivo del film sullo spettatore. La tenerezza e la semplicità con cui la figura del supereroe viene scissa dalla grande macchina industriale degli ultimi anni per ridimensionarla ad uno spazio umano, però, travalica anche qualche imperfezione nella struttura narrativa e stabilisce il vero pregio del film, ovvero quello di guardare oltre certi schemi e provare ad aprire il nostro cinema ad approcci inusuali. Uno sforzo coraggioso e lodevole, da sostenere.

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Venerdì 23 ottobre la giornata seminariale “Autismo e comorbilità psichiatriche”

È fissata per venerdì 23 ottobre la giornata seminariale “Autismo e comorbilità psichiatriche”, organizzata dal dottor Marco Rolando, Direttore S.C. Neuropsichiatria Infantile ASLTO3, all’interno del Master in “Autismi: percorsi diagnostico terapeutici e strategie d’intervento” anno accademico 2019/20 del Dipartimento di Scienze Cliniche Biologiche, diretto dal professor Pasquale Pagliaro e coordinato dal dottor Marco Rolando.

Il seminario sarà condotto dalla dottoressa Sara Calderoni, NPI IRCCS Fondazione Stella Maris e ricercatrice Università degli Studi di Pisa, e si svolgerà da remoto tramite l’utilizzo della piattaforma Cisco Webex Meetings.

Di seguito il programma della giornata del 23 ottobre 2020:

  • 9-10.45: Comorbidità psichiatriche nei Disturbi dello Spettro Autistico
  • 10.45-11: Pausa
  • 11-12.45: Trattamento multidisciplinare dei comportamenti problema
  • 12.45-13: Discussione
  • 14-16: Casi clinici

La partecipazione al seminario è gratuita.

È richiesta la conferma di partecipazione entro e non oltre le ore 16 di martedì 20 ottobre, inviando una mail a pamela.fantin@unito.it, indicando nominativo partecipante e indirizzo mail con cui accederà all’incontro. Qualche giorno prima del convegno vi arriverà via mail link per accedere alla riunione.

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“Io cittadino”, progetto per la consapevolezza e l’autorappresentanza dei giovani con disabilità intellettiva

“Io cittadino” è un progetto di solidarietà sociale finanziato dal programma European Solidarity Corps. Ha una durata di 12 mesi – da settembre 2020 ad agosto 2021 – e sono previste, per ogni mese, 4 ore di attività e 2 ore di monitoraggio.

L’obiettivo principale di “Io cittadino” è la partecipazione di un gruppo di giovani con disabilità di tipo intellettivo alla vita democratica in relazione con gli altri. Le attività interattive di educazione civica sono finalizzate all’apprendimento e alla consapevolezza, in modo che questi ragazzi possano prendere posizione, difendere e comunicare le proprie scelte, sia personali che del proprio gruppo di appartenenza.

Il secondo obiettivo è la condivisione di strumenti ed esperienze per la comunicazione indipendente, con strutture di supporto alle quali rivolgersi nei diversi ambiti della vita quotidiana, dai contesti personali a quelli professionali e comunitari.

Il terzo obiettivo è il raggiungimento e il consolidamento nei giovani della consapevolezza di appartenenza europea, tramite la trasposizione in contesti simulati – come il Parlamento Europeo – delle attività di comunicazione e decision making.

In conclusione, il progetto aumenterà la consapevolezza dei giovani con disabilità intellettiva e il loro apprendimento di metodologie per l’autodeterminazione e l’autorappresentanza attraverso:

  • l’apprendimento di pratiche di comunicazione efficace, per facilitare il dialogo tra pari, attraverso simulazioni e tecniche di educazione non formale;
  • il supporto alla comunicazione con i decisori politici e le istituzioni per il raggiungimento di obiettivi stabiliti dal gruppo stesso;
  • la realizzazione e la promozione di eventi pubblici organizzati dai giovani stessi;
  • la produzione di un video motivazionale, condivisibile con altri giovani e associazioni, e di un tool-kit a testimonianza del progetto e come prodotto moltiplicabile in altre realtà,

Il successo più grande del progetto sarà la partecipazione dei giovani alla pianificazione, gestione e analisi dei risultati del progetto stesso.

Per maggiori informazioni sul programma European Solidarity Corps, visitare il link: https://europa.eu/youth/solidarity_it.

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Visioni inclusive: cultura e autismo – Torino, Alessandria e Novara, dal 19 al 25 ottobre

Per la partecipazione agli incontri del 19-20-21: coloro che desiderano essere presenti in sala devono registrarsi entro il 15 ottobre fino al numero massimo consentito

Chi vuole partecipare on line deve inviare una mail a info@cinemanchio.it per ricevere le credenziali di accesso a ZOOM

CULTURA, INCLUSIONE, DIRITTO ALLA VITA

Gli scenari per una cultura che intervenga nei processi di integrazione sociale e di consapevolizzazione.
Nel quadro delle proposte avanzate da +Cultura Accessibile, che hanno come obiettivo la nascita di un nuovo Welfare Culturale, l’autismo e le problematiche connesse a questo disturbo del neurosviluppo hanno da sempre uno specifico risalto.
In che modo la Cultura, nella pratica e nella fruizione, può entrare nelle dinamiche riabilitative e nel vissuto della quotidianità?
Quali sono i modelli più adeguati per garantire alle famiglie un supporto tangibile e continuo attraverso la fruizione e l’esperienza culturale?
Queste sono tra le domande più urgenti a cui bisogna dare risposte concrete.
Devono essere abbattute le barriere sociali per risolvere le necessità quotidiane delle centinaia di migliaia di famiglie che devono affrontare le complessità legate all’autismo.
Si sta finalmente diffondendo in Italia la consapevolezza che l’inclusione culturale serve a garantire più efficienza nei servizi alla persona. Questo sentimento va alimentato con la condivisione di esigenze, bisogni e soluzioni all’interno delle nostre comunità.
Partecipare attivamente ai percorsi culturali consente di evadere dalla solitudine e dall’invisibilità e sono questi, molto spesso, i principali fattori di esclusione e discriminazione.

Con questa iniziativa, si cercherà di individuare gli strumenti più efficaci per far sì che l’esperienza culturale diventi l’impulso decisivo per una coscienza più matura e condivisa.

Programma

INSIEME È PIÙ FACILE #insiemeèpiùfacile
Interventi dall’Italia e dall’Estero
19,20,21 ottobre dalle 9,30 alle 13,30 – Torino, Alessandria, Novara
Il pubblico potrà partecipare in presenza e on line su piattaforma ZOOM.
Nelle sedi dei Tavoli verranno garantite le norme di sicurezza Covid
Esperti, educatori, medici, insegnanti, genitori, ragazzi e mondo dell’associazionismo e della cultura dialogheranno sulla relazione tra Cultura e Autismo.
Ai tavoli della Sezione INSIEME È PIÙ FACILE si alterneranno testimonianze e competenze per individuare le migliori sinergie e i modelli più validi per una società inclusiva e armoniosa.
Sono previsti interventi on line di esperti nazionali e internazionali.
Particolarmente suggestivo sarà l’incontro con Temple Grandin, una delle più famose personalità con disturbo dello spettro autistico, che ha concesso un’intervista a +Cultura Accessibile.

I tre tavoli saranno condotti da

Torino
Silvia Chieregato psicologa psicoterapeuta. Collabora con il Centro regionale disturbi dello spettro autistico in età adulta dell’ASL Città di Torino, diretto dal Dott. Roberto Keller)

Alessandria
Dario Bonanno (psicologo-psicoterapeuta, dal 2009 specialista ambulatoriale presso la S.C. Salute Mentale dell’ASL AL)

Novara
Chiara Pezzana (neuropsichiatra infantile. Centroautismo, Novara)

Interverranno tra gli altri:
Marcello Napoli: docente e Body Percussion Therapist, violinista – Nuova Zelanda
Rouhollah Sharifi: progettista – Iran
Federico Agen: collaboratore onorario presso Università Complutense di Madrid – Spagna
Yajun Zhao: logopedista – Cina
Patrizia Da Rod: Associazione Promozione Sociale Teatro8
Silvia Varetto: La Venaria Reale
Costanza Colombi: Assistant Professor, Department of Psychiatry, University of Michigan
Temple Grandin: Professore Associato Colorado University

Le giornate verranno introdotte da
Alessandro Bertirotti: antropologo della mente e docente universitario
Stefano Pierpaoli: esperto di politiche culturali e coordinatore nazionale Cinemanchìo

AUTISM ON AIR #culturainclusiva
Contributi in streaming
22, 23 e 24 ottobre dalle 18.00 alle 19.30
Un palinsesto composto con i contributi dei partecipanti ai Tavoli che formerà una sorta di compendio di documenti, spunti e video per l’approfondimento dei temi trattati.
La messa in rete è a cura di +Cultura Accessibile e sarà disponibile sul canale YouTube di Cinemanchìo.
L’augurio è quello di formare una grande rete partecipata, dinamica e solidale che inserisca idee, proposte e segnalazioni per raggiungere un obiettivo straordinario di civiltà e di protagonismo nella società.

TORNIAMO AL CINEMA
Proiezione con adattamento ambientale
Chiude la settimana di Visioni Inclusive una proiezione Autism Friendly in contemporanea nelle tre città (titolo in corso di definizione).
L’evento conclusivo vuole trasmettere un messaggio a tutti per tornare a vivere i luoghi di aggregazione.
Al momento della definizione del programma non conosciamo le eventuali misure decise dalle amministrazioni locali ma vogliamo augurarci di poter vivere questo momento nel segno del riavvio del Paese.
Dovrà essere una festa piena di vita!

 

Visioni Inclusive

Con il patrocinio di ANGSA Nazionale, ANGSA Novara e ANGSA Torino, Abilitando Alessandria, Superando.it, ANFFAS, Associazione 2gether, Città di Torino, Comune di Novara, Provincia di Novara, Comune di Alessandria

In collaborazione con: ANGSA Torino, ANGSA Novara, Centro per l’Autismo E. Micheli (Novara), S.C. Salute Mentale dell’ASL AL (Alessandria), A.I.A.S Alessandria, Teatro8 – Associazione di promozione sociale, Neuro Peculiar Movimento per la Biodiversità Neurologica, Museo Nazionale del Cinema

Fonte: www.cinemanchio.it

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Nasce un nuovo progetto: laboratori musicali per ragazzi con disabilità

Un nuovo progetto, legato alla musica, sta nascendo in seno ad Anffas Torino: si tratta di un laboratorio musicale rivolto ai ragazzi con disabilità intellettiva e disturbi del neurosviluppo, che si terrà nella sede di via Bossi 24 a Torino. Almeno in una prima fase, il laboratorio si avvarrà di istruttori volontari, persone che conoscano la musica e abbiano voglia di insegnare a piccoli gruppi di ragazzi a suonare uno strumento.

Domani, mercoledì 2 settembre, ci sarà il primo incontro preliminare, con una decina di ragazzi coinvolti e un genitore, chitarrista per passione, che metterà a loro disposizione le sue conoscenze musicali. Verranno strutturati, in base alle adesioni e alle disponibilità, delle classi di 3 o 4 ragazzi che periodicamente si riuniranno per iniziare un percorso di avvicinamento alla musica, che con il tempo potrà diventare un corso professionale.

Chi è interessato a partecipare ai laboratori musicali e chi abbiamo voglia di mettere a disposizione degli altri le sue conoscenze musicali, è invitato a contattare Anffas Torino al telefono 011-3810723 o alla mail segreteria@anffas.torino.it.

PERCHE’ UN LABORATORIO MUSICALE?

Senza voler entrare nel campo della musicoterapia, disciplina che richiede la partecipazione di personale adeguatamente formato, la musica è un linguaggio capace di comunicare, trasmettere emozioni, percezioni, informazioni, contenuti.

Le persone con disabilità intellettiva e relazionale, che spesso hanno difficoltà nell’utilizzare il sistema di comunicazione convenzionale, possono trovare nella musica un mezzo per interagire con gli altri, esprimere emozioni e bisogni, liberarsi dallo stress, dare sfogo alla propria creatività. Nello stesso tempo, la musica esercita l’autocontrollo, insegna le regole di utilizzo dello strumento e di convivenza con gli altri, perché suonare in compagnia è sempre più bello.