Incontro nella Sede Anffas Torino
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Chiusura estiva da sabato 8 a domenica 23 agosto compresi

Gli uffici e la sede sede di Anffas Torino osserveranno due settimane di chiusura estiva, da sabato 8 a domenica 23 agosto compresi.

In quel periodo, per le urgenze sarà comunque attiva la segreteria telefonica al numero 011-3810723: lasciate nome e recapito, verrete richiamati al più presto.

Rimangono pienamente operativi il centro residenziali e il centro diurno di via Fiesole e il centro diurno di via De Santis.

Da lunedì 24 agosto, le attività di Anffas Torino ricominceranno a pieno regime.

Mani che si stringono
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L’appello delle famiglie Anffas: “I caregiver familiari non possono più aspettare”

Le 14.000 famiglie associate ad Anffas, che da sempre si battono per vedere riconosciuta ed adeguatamente sostenuta la figura del caregiver familiare, auspicano che il Parlamento approvi al più presto una apposita legge in merito.

A tal fine Anffas ha depositato presso la 11^ Commissione del Senato un proprio articolato testo emendativo (in linea con analoghe proposte di Fish e Forum del Terzo Settore), i cui punti ritenuti maggiormente qualificanti sono:

  • il ribadire che il caregiver familiare non sostituisce gli interventi, le prestazioni ed i servizi di cui può essere beneficiaria la persona assistita, ma li integra e li valorizza nell’ottica di una proficua collaborazione tra i diversi soggetti, a vario titolo coinvolti;
  • il contribuire a costruire un contesto inclusivo e solidale, dove al centro ci sia sempre la persona, perseguendone la migliore qualità di vita possibile nel rispetto del proprio progetto individuale di vita;
  • il chiarire che il mettersi a disposizione per l’attività di cura da parte del caregiver deve rappresentare una scelta volontaria per concorrere, all’interno di una serie integrata di servizi, al percorso di vita della persona di cui si prende cura e carico e con l’assenso di quest’ultima;
  • la necessità di intervenire verso quei caregiver, in genere donne, che hanno svolto, nella loro vita, attività di cura soprattutto in un percorso di lunga assistenza, ma senza alcun concreto riconoscimento e supporto;
  • il riconoscere il lavoro di cura prestato, garantendo anche una specifica tutela pensionistica previdenziale;
  • il prevedere la possibilità di optare, in alternativa, per la corresponsione di un’indennità economica;
  • il prevedere la tutela della salute e dell’equilibrio psico-fisico del caregiver, garantendo la possibilità di avere propri spazi, proprie necessità ed una propria vita.

Si deve prendere atto che non si può più attendere ulteriormente per avere una legge sui caregiver familiari, visto che anche durante l’attuale pandemia le famiglie delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo e non autosufficienti sono state lasciate da sole ad affrontare un carico spesso molto al di là delle loro stesse forze. Ciò a causa della totale mancanza di una adeguata rete di servizi e sostegni.

Si tratta, in buona sostanza, di mettere in atto una serie diversificata di soluzioni che vada dall’accesso ai servizi di sollievo appositamente dedicati ai caregiver, al riconoscimento economico e previdenziale soprattutto delle mamme che hanno dovuto, loro malgrado, abbandonare il lavoro per dedicare la loro vita ai propri cari con gravi disabilità, alla previsione ancora di sistemi assicurativi volti a garantire sia il caregiver che la persona con disabilità ed alla costruzione e sostegno di risorse informali che i territori possono attivare e promuovere, anche grazie all’attivo coinvolgimento degli enti del terzo settore e delle reti di volontariato.

In questa direzione, con spirito collaborativo e propositivo, va la proposta di Anffas, la più grande associazione italiana di familiari delle persone con disabilità (caregiver da sempre), che non può, e speriamo non lo rimanga, restare inascoltata.

Giancarlo D'Errico al TGR Piemonte
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Riaprono i centri diurni per disabili: il servizio del TG3

Il servizio del TG3 di lunedì 20 luglio sulla riapertura dei centro diurni per disabili, con le immagini dalla struttura di via Fiesole e l’intervista al presidente di Anffas Torino Giancarlo D’Errico

TGR al Centro Residenziale di via Fiesole
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Una mattina di festa: riaperti i centri diurni per disabili gestiti da Anffas

Dopo più di quattro mesi con i cancelli chiusi, stamattina sono finalmente riaperti i centri diurni per disabili gestiti da Anffas Torino, associazione di riferimento per le persone con disabilità intellettiva e le loro famiglie, in via Fiesole (dove c’è anche il centro residenziale) e in via De Santis.

La riapertura è avvenuta nel pieno rispetto delle normative di sicurezza: dopo l’approvazione del piano operativo da parte del Comune di Torino, l’ASL ha provveduto, in tempi molto rapidi, a sottoporre al tampone tutti gli operatori e gli utenti. La normativa prevede che ogni stanza ospiti al massimo cinque persone tra personale e utenti; con disabili gravi e gravissimi, il rapporto non può che essere di due operatori per tre utenti (mentre normalmente, in spazi comuni, il rapporto è di un operatore per tre utenti). Nel caso specifico dei CDD gestiti da Anffas, in via Fiesole ci sono 21 persone accreditate ma solo tre stanze, per quanto grandi, quindi possono rientrare al massimo 9 utenti al giorno; in via De Santis invece sono accreditati 14 utenti e le stanze sono cinque, per cui possono rientrare tutti gli utenti, ma si crea un problema di personale.

Questa mattina, in via Fiesole, c’erano anche le telecamere della RAI a riprendere la ripresa delle attività. A partire dalle ore 9 sono arrivati sette utenti, in un clima di entusiasmo collettivo: ragazzi, ragazze e operatori non vedevano l’ora di potersi rivedere (ma non ancora riabbracciare, perché le distanze di sicurezza vanno comunque mantenute).

“Quattro mesi sono lunghi – commenta Giancarlo D’Errico – le famiglie sono contente perché vedono una risposta tangibile alle loro necessità. Riapriamo nel rispetto delle regole di protezione dal virus, che sono quelle definite dal protocollo nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità, da noi modulate al servizio. Altre regole derivano dalle risorse disponibili: non tutti potranno frequentare il centro contemporaneamente, bisognerà fare dei turni, ma per i mesi di luglio e agosto riusciremo a garantire la quasi totalità delle richieste”.

Poi il presidente Anffas Torino guarda al futuro: “Mi aspetto che questo mese e mezzo serva per sperimentare nuovi modelli operativi. Mi auguro che possano essere rese disponibili risorse aggiuntive, perché quelle a disposizione sono esaurite dalla nuova organizzazione, dai dispositivi di protezione personale, dal nuovo modello dei trasporti. Non sarà facile, ma non potrà esserci un abbassamento del servizio, altrimenti torniamo indietro di 20 anni rispetto al modello Torino e Piemonte di assistenza delle persone con disabilità. Ci aspettiamo che tutti facciano la loro parte: noi faremo la nostra, anche ci aspettiamo lo stesso impegno fin qui dimostrato da parte di Comune e Regione”.

 

Ospiti e Infermiere Centro residenziale
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Lunedì riaprono i centro diurni gestiti da Anffas Torino

A partire da lunedì 20 luglio, Anffas Torino – associazione di riferimento per le persone con disabilità intellettiva e le loro famiglie – è pronta a riaprire i centri diurni per disabili (chiusi con il decreto Cura Italia del 16 marzo) che gestisce direttamente, in via Fiesole (dove c’è anche il centro residenziale) e in via De Santis. Il Comune di Torino ha approvato il piano per la riapertura, stilato da Anffas Torino in base alle indicazioni del “Piano territoriale regionale per la riattivazione delle strutture semiresidenziali e delle attività educative territoriali/domiciliari per persone con disabilità e minori con problematiche psico-socio-relazionali” della Regione Piemonte.

La riapertura dei CDD è una priorità sostenuta con forza da Giancarlo D’Errico, presidente Anffas Torino: “Da quando è scoppiata l’emergenza Covid-19, il peso della gestione delle persone con disabilità è stato completamente scaricato sulle famiglie. Ormai la vita pubblica è ritornata alla normalità, deve tornare alla normalità, seppur con le giuste precauzioni e con la dovuta gradualità, anche la vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie”.

“Lunedì 20 luglio è la prima data utile – continua D’Errico – per riaprire nel pieno rispetto delle normative. La sicurezza viene prima di tutto: l’ASL sta facendo, in tempi congrui e con notevole disponibilità, i tamponi a tutti gli operatori e gli utenti: alcuni lo hanno già fatto, altri sono ancora in attesa di essere chiamati, considerando che non tutti i ragazzi con disabilità sopportano un test invasivo come il tampone, per cui in determinati casi bisognerà ricorrere al test sierologico. Devo dire che la macchina organizzativa sta funzionando bene, anche la commissione allestita dal Comune di Torino per valutare i progetti ha dato il suo benestare nel giro di un paio di giorni”.

La riapertura dei CDD sarà comunque progressiva. La normativa prevede che ogni stanza ospiti al massimo cinque persone tra personale e utenti; con disabili gravi e gravissimi, il rapporto non può che essere di due operatori per tre utenti (mentre normalmente, in spazi comuni, il rapporto è di un operatore per tre utenti). Nel caso specifico dei CDD gestiti da Anffas, in via Fiesole ci sono 21 persone accreditate ma solo tre stanze, per quanto grandi, quindi possono rientrare al massimo 9 utenti al giorno; in via De Santis invece sono accreditati 14 utenti e le stanze sono cinque, per cui possono rientrare tutti gli utenti, ma si crea un problema di personale.

“Intanto riapriamo e diamo sollievo alle famiglie – spiega il presidente Anffas Torino -, tra chi vuole rientrare e ha già i risultati dei tamponi, organizzeremo una rotazione, è l’unica scelta possibile per dare a tutte le famiglie le stesse opportunità. A luglio e agosto, ce la caveremo con i turni, ma per settembre serve un piano preciso e servono le risorse giuste per attuarlo. Su questo aspetto dobbiamo essere chiari: l’obiettivo deve essere quello di ripristinare al cento per cento i servizi attivi prima della pandemia. Non è pensabile sostituire il centro diurno con l’assistenza domiciliare, che pure va sostenuta in questa fase transitoria, perché non è la stessa cosa né per la persona con disabilità, né per le famiglie”.

Un altro discorso aperto riguarda i centri residenziali, come quello di via Fiesole: “Ci sono ragazzi che non riabbracciano i loro genitori da quattro mesi, vista l’impossibilità di ricevere visite: abbiamo mandato in ASL un protocollo per regolare le visite dei parenti nel rispetto delle normative di sicurezza, con le mascherine e il distanziamento sociale non sarà il massimo, ma è già qualcosa. Più difficilmente risolvibile è invece il problema delle cosiddette “tregue”, ovvero i ragazzi del residenziale che tornavano a casa per il week end e, al contrario, i ragazzi dei centri diurni che si fermavano per qualche giorno nel residenziale, proprio per alleggerire le famiglie. Con la normativa vigente, al rientro dovrebbero fare il tampone e stare due settimane in isolamento. Sono protocolli ospedalieri, ma nei nostri centri non è possibile applicarli, sia per una questione di spazi che di logica. Adesso che vedranno ragazzi che entrano ed escono nel centro diurno ospitato nella stessa struttura di via Fiesole, come possiamo spiegare a quelli del residenziale che loro invece non possono?”

Ragazzi Anffas al mare
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Anffas vuol dire amicizia: una vacanza da ricordare a Tortoreto Lido

Tortoreto Lido, provincia di Teramo, Abruzzo. È qui che nove ragazzi con disabilità intellettiva e le loro famiglie, che fanno riferimento ad Anffas Torino, stanno trascorrendo una vacanza allegra e spensierata, in un villaggio turistico completamente accessibile e particolarmente sensibile alle esigenze di tutti.

Ormai è un’abitudine coltivare le amicizie nate in Anffas nelle feste (vedi il racconto dell’ultimo Capodanno) e anche nelle vacanze estive. Alcuni ragazzi si sono sistemati insieme in un’unità abitativa indipendente, altri rimangono con genitori, fratelli e sorelle. Ma, al di là della logistica, gioia e divertimento stanno accomunando tutti i partecipanti a questa vacanza di gruppo.

Bagni e giochi in spiaggia, karaoke e balli di gruppo, cene e spettacoli serali: non mancano certo tutti gli elementi tipici di una comoda vacanza in villaggio, ma i genitori del “gruppo Anffas” si sono impegnati anche nell’organizzazione di attività indipendenti, tra cui ha avuto molto successo il laboratorio di recitazione.

Un’esperienza da ripetere, che rientra perfettamente nella filosofia di Anffas Torino, molto attiva nella promozione della cultura del turismo accessibile in collaborazione con la startup a vocazione sociale Cityfriend.

 

 

 

Tappi di Sughero
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Progetto “Tip Tapp” per riciclare tappi di sughero

Si chiamata “Tip Tapp” ma nulla ha a che fare con la danza: è la denominazione del progetto con cui Anffas Torino partecipa al bando Vivomeglio, promosso da Fondazione CRT per sostenere iniziative finalizzate a migliorare la qualità della vita e il benessere della persona con disabilità intesa come soggetto che collabora, partecipa, sceglie il proprio progetto esistenziale.

Il progetto, di profonda valenza ecologica, consiste nella raccolta di tappi di sughero (invece dei tradizionali tappi di plastica) e del loro riciclo nella costruzione di pannelli per la coibentazione termica e acustica; saranno raccolte anche le gabbiette che li contengono, il cui metallo è facilmente riutilizzabile.

Questa iniziativa – che sensibilizza alla raccolta differenziata e sottolinea l’utilità del riciclo per ridare una “seconda vita” alle cose – sarà portata avanti in piena autonomia da ragazzi e ragazze con disabilità intellettiva. Muniti di 18 scooter elettrici per disabili, distribuiranno appositi contenitori in bar e ristoranti. Periodicamente passeranno a ritirare la raccolta, per poi seguire in prima persona tutte le fasi del riciclo, ovviamente condotte da aziende specializzate.

Cyber Bullismo
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Una guida alla sicurezza online per DSA

«Tutti dovrebbero potersi sentire al sicuro online», scrive John Bennet, ingegnere esperto di dati e comunicazioni, su WizCase, un blog gestito da esperti nel testare e valutare gli strumenti e i prodotti della cybersicurezza. Ma navigare in internet espone a molte insidie, dal bullismo ai crimini virtuali, e se questo è vero per chiunque, a prescindere dalla propria estrazione sociale, lo è ancora di più per le persone con disturbi dello spettro autistico. Pubblicata sul blog, la Guida alla Sicurezza su Internet per Individui con disturbo ASD, ove l’acronimo ASD sta per “disturbo dello spettro autistico”, nasce proprio per andare incontro alle esigenze delle persone con autismo ed è fruibile online.

Clicca qui per consultare la guida

L’autismo, com’è noto, è una disabilità dello sviluppo che influisce sul modo in cui una persona comunica e si rapporta con le altre persone. In concreto, proprio perché si parla di “spettro”, esso si può manifestare con modalità più o meno severe. Semplificando molto, si può distinguere tra forme di autismo “ad alto funzionamento”, nelle quali la persona è capace di comunicare verbalmente ed è dotata di un’intelligenza normale o, in alcuni casi, addirittura superiore alla media, e forme di autismo “a basso funzionamento”, nelle quali la persona non riesce ad usare il linguaggio in modo appropriato e la capacità cognitiva risulta compromessa. La Guida presentata da Bennet si riferisce alle prime, nel momento in cui definisce il disturbo dello spettro autistico come «un disordine dello sviluppo che impatta il comportamento e la comunicazione. Chi presenta questo tipo di disturbo tende a vivere una vita relativamente normale, ma può necessitare di supervisione ed avere una capacità di giudizio non matura: tale tratto è stato identificato come pericoloso, se questi individui non vengono sorvegliati durante l’utilizzo dei loro dispositivi nel cyberspazio».

Queste caratteristiche non influiscono solo sulla capacità delle persone con autismo di riconoscere e fronteggiare i rischi delle diverse interazioni sociali, ma le espongono anche a quelli di «sviluppare abitudini compulsive online e dipendenze da internet», e di «essere più influenzabili dall’esposizione ai contenuti inappropriati».

Partendo dunque da questi elementi, la Guida sviluppa i seguenti argomenti:

  • Cyber-bullism
  • Comprendere il contesto dei messaggi online
  • iventare una vittima di truffe, manipolazione o hackeraggio
  • Esposizione a contenuti inappropriati
  • Sovraccarico sensoriale su Internet
  • Dipendenza da Internet
  • Come proteggerti sui social network più famosi
  • Appuntamenti online e ASD
  • Come capire se una persona è davvero chi dice di essere
  • Segnali che qualcosa possa essere sbagliato online
  • Modi per incrementare la sicurezza online del tuo bambino
  • Conclusioni

La Guida è ben articolata e fornisce indicazioni semplici su come affrontare le diverse situazioni. Essa fa spesso ricorso a realizzazioni grafiche con disegni esplicativi, e sebbene i testi di queste ultime siano in inglese, tutti i contenuti delle scritte sono tradotti in lingua italiana nella parte discorsiva. Nel complesso vi si tenta di trovare il giusto equilibrio tra divertimento e attenzione alle minacce. «Goditi il tuo tempo trascorso online, ma ricorda: sii sempre attento e tieni gli occhi aperti!», è infatti l’istruzione conclusiva.

Fonte: www.superando.it

Aiuto per firmare un foglio
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Riavviare i servizi semiresidenziali diurni, per tutti!

Finalmente, i servizi semiresidenziali per le persone con disabilità del Piemonte (chiusi con il decreto Cura Italia del 16 marzo) possono riaprire: la Regione Piemonte, in data 20 giugno, ha approvato “Il piano territoriale regionale per la riattivazione delle strutture semiresidenziali e delle attività educative territoriali/domiciliari per persone con disabilità e minori con problematiche psico-socio-relazionali”, come previsto dall’ultimo decreto del Presidente del Consiglio.

Clicca qui per il comunicato stampa di Anffas Piemonte

I contenuti sono stati oggetto di confronto tra il Forum del Terzo Settore, in rappresentanza delle associazioni delle persone con disabilità e degli enti erogatori dei servizi, l’Assessorato alla Sanità, l’Assessorato alle Politiche Sociali e l’unità di Crisi. Confronto di cui ringraziamo la Regione, ma sottolineiamo con disappunto e preoccupazione che nel “Piano regionale” non troviamo chiaramente espressi molti aspetti che – in sede di dibattito – avevano trovato valutazioni comuni, che riteniamo fondamentali per proseguire positivamente.

PERIODO SPERIMENTALE

Innanzitutto, con la Regione Piemonte si era concordato, nel mese di maggio, di utilizzare i mesi estivi come “periodo sperimentale” per mettere in campo modelli di servizio flessibili e articolati, per quantificare correttamente l’impatto delle attività di contrasto al virus e capire quanti potrebbero essere i costi superiori e quali le difficoltà organizzative e gestionali.

La decisione di attivare un periodo sperimentale era un passaggio estremamente qualificante della discussione sul futuro dei servizi, che non ritroviamo purtroppo indicato nel Piano, facendone mancare un elemento fondamentale.

Sappiamo che non è questo l’orientamento della Regione, ma dobbiamo vigilare con attenzione affinché non passi un concetto molto pericoloso: se le famiglie sono state in grado di autogestirsi fino ad ora (e sono in grado di “sopportare” livelli di servizio inferiori a prima e comunque inadeguati ai loro bisogni), saranno in grado di autogestirsi anche per il futuro, fino a stabilizzare una situazione che permette un importante risparmio ai bilanci comunali e regionali, fortemente compromessi dalla gestione dell’emergenza Covid-19.

Dal nostro punto di vista, è chiaro che il sistema applicato in questa fase non può essere che provvisorio e deve finire il più presto possibile. Anzi, anche la fase sperimentale ha senso solo nella prospettiva di ripristinare al cento per cento i servizi garantiti prima della pandemia, a partire da settembre.

APERTURA IN SICUREZZA

Tutti noi abbiamo bisogno che il servizio riprenda immediatamente, ma è altrettanto importante che il servizio riprenda in piena sicurezza. È quindi necessario che vengano fatti i tamponi a tutti, utenti e operatori, come dice il Piano, che però non dà indicazioni sui tempi. Noi temiamo che, dovendo fare questa operazione per un numero molto alto di persone, senza un meccanismo chiaro e certo, i tempi si allungheranno in maniera inaccettabile: bisogna stabilire una tabella di marcia e una linea temporale oltre la quale non è possibile andare, anche perché – nel migliore dei casi – i CDD non apriranno prima della metà di luglio.

APERTURA GRADUALE E SCAGLIONATA

Le indicazioni per la prevenzione alla diffusione del contagio impongono regole stringenti su spazio pro-capite, composizione dei gruppi di persone, modalità di trasporto, sanificazione degli ambienti e misure di protezione individuale, con un aggravio dei costi sia per i materiali che per il personale.

Di conseguenza, sarà necessario riaprire in maniera scaglionata e graduale, probabilmente con frequenze part-time e con l’utilizzo di altri supporti per le famiglie. Bisognerà quindi scegliere quali priorità applicare e indicare chi, come e quando avrà riattivato il servizio. Non è pensabile sostituire il centro diurno con l’assistenza domiciliare, che pure va sostenuta in questa fase transitoria, perché non è la stessa cosa né per la persona con disabilità, né per le famiglie

Il “Piano” indica l’Ente erogatore del servizio come soggetto che riadatta il progetto individuale e lo invia all’ASL o all’Ente gestore dei Servizi socio-assistenziali (Consorzio, Comune); questo non è accettabile. Noi riteniamo che tale scelta debba essere operata congiuntamente da famiglia, Commissione UMVD ed Ente Erogatore del servizio, per fare sì che tutte le informazioni siano disponibili e che i bisogni e i diritti delle persone con disabilità siano garantiti e correttamente considerati.

MANTENERE LA SICUREZZA NEL TEMPO

Dopo l’apertura, è previsto un piano di monitoraggio costante, a cadenza programmata, per essere sicuri che non ci siano ritorni del contagio. Anche in questo caso, le indicazioni sono un po’ troppo generali e quindi temiamo che non sia così semplice da organizzare, nella pratica.

CONCLUSIONI

Riteniamo assolutamente necessaria una fase urgente di ridefinizione di bisogni e servizi, altrimenti la fase 2 sarà un altro disastro, come già è stata la fase 1. Lo diciamo senza giri di parole, perché è chiaro che non si tratterà di un ritorno alla “normalità” pre-coronavirus – che comunque era ben lontana dalla perfezione – e ancora per lunghi mesi dovremo convivere con una situazione di emergenza.

Ribadiamo che è impensabile che il peso di questa emergenza continui a ricadere così profondamente, talvolta interamente, sulle famiglie: quello che è successo negli ultimi mesi non può essere sostenibile a lungo termine. Non possiamo permettere che qualcuno pensi ad uno scambio di qualche euro alle famiglie a fronte della rinuncia ai servizi, tanto più ora che le famiglie potrebbero risentire grandemente della crisi che si prospetta.

Lo ripetiamo forte e chiaro: nessun taglio ai servizi è accettabile, le famiglie non possono essere lasciate sole.

Le crisi più profonde, come quella che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo, possono essere l’occasione per ripensare ai modelli e migliorarli: dobbiamo cogliere questa occasione per procedere alla riforma e all’aggiornamento dei servizi: basta standardizzazione, le associazioni di rappresentanza devono coprogettare con le istituzioni percorsi e servizi che puntino sull’aumento e alla stabilizzazione delle “abilità” di ciascuna persona. Senza dimenticare tematiche fondamentali come il “durante e dopo di noi” e la costruzione di “progetti di vita indipendente”, che devono essere potenziati su tutto il territorio, anche in osservanza del dettato della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità che, è sempre bene ricordarlo, è legge dello Stato italiano dal 2009.

Pila di giornali
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Nuovo progetto: una redazione di ragazzi autistici per una testata giornalistica inclusiva sul mondo del terzo settore

Un progetto di giornalismo inclusivo, con l’obiettivo di costituire una vera e propria redazione di ragazzi autistici ad alto e a medio funzionamento, che abbiano attitudine con il mondo della comunicazione nelle sue varie declinazioni (social, grafica, programmazione, scrittura), insegnando loro come incanalare il corretto tone of voice per curare una vera e propria testata giornalistica inclusiva. Un sito, prima di tutto, con fotografie, video, podcast e una forte interazione social, ma anche con la prospettiva di stampare un giornale cartaceo.

È il nuovo progetto di Anffas Torino, che con questa idea partecipa a Civitates, programma promosso dal Network of European Foundation (NEF) e sostenuto da Fondazione Compagnia di San Paolo, “unʼiniziativa filantropica per la democrazia e la solidarietà in Europa che promuove la collaborazione fra soggetti della società civile, favorisce il dialogo pubblico e garantisce che tutte le opinioni possano essere ascoltate”.

Uno dei filoni tematici affrontati dal programma Civitates è rivolto al sostegno del giornalismo di interesse pubblico indipendente: Anffas Torino ha chiesto finanziamenti per un progetto di giornalismo inclusivo che sappia raccontare le principali notizie italiane e internazionali sul mondo del sociale e del terzo settore, mettendo in evidenza in particolare storie positive e best practice cui ispirarsi, provando al tempo stesso ad abbattere le barriere attraverso la capacità dei ragazzi stessi di autodeterminarsi, integrarsi e partecipare attivamente al progetto. La finalità di scambio, parola chiave in qualsiasi attività di comunicazione, è particolarmente significativa in un lavoro di questo genere: diventa traino di un innovativo approccio alla disabilità intellettiva, mette i ragazzi nella condizione di apprendere i rudimenti della comunicazione, favorisce percorsi di autonomia e nel contempo di socializzazione.

Anffas con la sua progettualità, fin dalla sua nascita, si è occupata di dare il proprio contributo per migliorare la società in cui viviamo, partendo dalla necessità specifica di permettere ad ogni ragazzo e ragazza con disabilità intellettiva di costruire un proprio percorso di formazione, all’interno del quale condividere esperienze utili alla crescita della persona, dalla maturità fino all’indipendenza. Lo scopo del progetto è quindi promuovere l’integrazione di persone con disabilità, favorendo lo sviluppo della loro autonomia lavorativa, dando supporto concreto ad un problema molto sentito dai genitori, il “dopo di noi”, attraverso la progettazione di un percorso graduale, che parta dal raggiungimento di un’autonomia personale di base per arrivare ad una sempre maggiore indipendenza, tagliando traguardi importanti per il riconoscimento della propria personalità e dei propri diritti.