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Sostenere il sistema dei centri diurni e residenziali

Richiesta unitaria di Anffas Torino e Gruppo Agape. D’Errico: “Siamo in linea con la direttiva di sospendere temporaneamente l’attività dei centri diurni per concentrarci sull’assistenza domiciliare, dobbiamo tutelare le persone con disabilità ma anche famiglie, operatori e imprese”

“SERVONO PROCEDURE CHIARE E RISORSE CONCRETE PER SOSTENERE IL SISTEMA DEI CENTRI DIURNI E RESIDENZIALI”

“In questo momento di emergenza sanitaria nazionale, dobbiamo fare tutti la nostra parte per contenere la diffusione del coronavirus, limitando al massimo le occasioni di contatto. Siamo in linea con la direttiva regionale di sospendere l’attività dei centri diurni e di concentrarci sull’assistenza domiciliare, come di limitare gli accessi alle strutture residenziali, ma servono attenzioni e le giuste risorse per non far collassare il sistema. È il terzo settore, in particolare le associazioni e il privato sociale, a governare questo settore e a sopportarne il peso economico e sociale: servono misure e risorse straordinarie per sostenerlo”.

Così si esprimono, con voce unitaria, Anffas Torino e Gruppo Agape, in relazione alle direttive comprese negli ultimi Dpcm e alla loro applicazione, da definire di concerto con la Regione Piemonte e la Città di Torino. Al centro del confronto, il decreto che sospende l’attività dei centri semiresidenziali (centri diurni) e dei centri socio-occupazionali per persone con disabilità su tutto il territorio regionale, proponendo nel contempo percorsi di domiciliarità, al fine di prevenire ancor più efficacemente il rischio di contagio di fasce deboli della popolazione, per le quali è raccomandata una permanenza domiciliare in forma di tutela. Quanto alle strutture residenziali per persone con disabilità, l’indicazione è quella di limitare al massimo l’accesso dei visitatori e di ogni utenza esterna.

“Come Anffas gestiamo vari centri diurni e residenziali in Piemonte – continua Giancarlo D’Errico, presidente Anffas Torino e vicepresidente FISH – ma nella stessa identica situazione si trovano gli altri enti gestori, come il Gruppo Agape. Abbiamo bisogno di indicazioni chiare su come comportarci, di una procedura che attenui il rischio del contagio e contemporaneamente supporti i casi più complicati. Dobbiamo tenere conto di molteplici aspetti. Siamo responsabili del benessere delle persone con disabilità che assistiamo, ma dobbiamo anche pensare alle ricadute sulle famiglie, che sono in moltissimi casi anziane, in caso di domiciliarità. Un problema da non sottovalutare è la tenuta del personale impiegato, già chiamato a prestazioni straordinarie, che sarebbe comunque largamente insufficiente a coprire prestazioni domiciliari per tutti gli utenti, sia nei numeri degli operatori che nella vastità del territorio su cui operare. Esiste inoltre un problema di tenuta delle imprese e delle cooperative che erogano il servizio: la remunerazione è legata alla presenza degli utenti e non alla disponibilità del servizio stesso, pertanto in mancanza di utenti, salta anche la copertura economica. In questo senso serve un intervento pubblico immediato con la messa a disposizione delle risorse necessarie alla tenuta del sistema territoriale contingentato. Portiamo come esempio la regione Emilia Romagna che su questo aspetto ha già stanziato i primi 5 milioni di euro”.