, ,

Roberto Keller intervistato da RepTv sull’autismo in età adulta: le sue risposte

Roberto Keller, responsabile del centro regionale del Piemonte per le persone con disturbi dello spettro autistico in età adulta, è stato intervistato dalla giornalista Fiammetta Cupellaro per RepTv (qui il link).

Ecco alcune delle sue risposte.

“Occuparsi delle persone con disturbi dello spettro autistico in età adulta è importante, primo perché l’autismo è una condizione che permane tutta la vita e gli interventi devono proseguire adeguandosi alle varie fasi della vita, compresa l’età adulta. Secondo, perché bisogna fare le diagnosi di autismo anche a persone in età adulta che non sono state seguite in precedenza, con i conseguenti problemi dovuti alla mancanza di interventi”.

“Il disturbo dello spettro autistico è molto vario, di conseguenza il percorso di interventi deve essere individualizzato, specifico per la persona, la sua condizione e il suo contesto di vita. È in base alle caratteristiche del singolo che si costruisce un processo individuale e personalizzato”.

“I test sono utili perché danno informazioni che permettono una conoscenza più approfondita dell’individuo, anche se non si può prescindere dalla valutazione clinica della persona, della sua famiglia e del contesto. L’analisi personale rimane fondamentale, i test aggiungono informazioni che permettono di definire meglio il percorso del singolo individuo”.

“La situazione italiana riguardo all’autismo in età adulta? Si sta facendo un grande sforzo per produrre un cambiamento, volto alla formazione degli specialisti (medici, psicologi, assistenti sociali, terapisti) e alla creazione di centri dedicati alla valutazione diagnostica e all’intervento specifico”.

“Sono già in corso di pubblicazione, sul sito dell’Istituto Superiore della Sanità, delle linee guida riguardanti l’autismo in età adulta, un grande lavoro che coinvolge tanti professionisti e che punta a offrire indicazioni precise per gli operatori”.

“Nel passaggio dall’età scolastica all’età adulta ci deve essere una transizione graduale, gestita dalla famiglia insieme al neuropsichiatra infantile e a chi lo seguirà in età adulta, per costruire un percorso fluido, con almeno un anno di compresenza dei professionisti, per non abbandonare le famiglie nel momento in cui vengono a mancare la scuola e la strutturazione della giornata che garantisce”.

“Centri per le persone con disturbi dello spettro autistico in età adulta, come il nostro piemontese, stanno nascendo in tutte le regioni italiane. Bisogna creare un modello che faccia crescere realtà del genere in ogni azienda sanitaria, non un percorso centralizzato ma diffuso in modo capillare sul territorio nazionale”.

Clicca qui per vedere il video dell’intervista a Roberto Keller